Studenti e ricercatori

Il bonus eccellenze è una misura una tantum e non risolve i problemi

di Giuseppe Montalbano*

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La bozza della manovra finanziaria è ormai in via di definizione da parte del governo e potrebbe includere anche una misura destinata ai dottori di ricerca.
Secondo quanto riportato proprio su Scuola24, infatti, nel provvedimento sarebbe inclusa una norma per l'esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro che assuma “giovani eccellenze”, per un periodo massimo di 12 mesi dall'assunzione e per un massimo di 8000 euro per ogni assunzione. Ad avvantaggiarsi del provvedimento sarebbero i laureati magistrali dal 1 gennaio 2018 al 30 giugno 2019, con un voto di 110 e lode e meno di 30 anni, e i coloro che abbiano conseguito il dottorato di ricerca nello stesso periodo e non abbiano compiuto 34 anni. La platea di soggetti potenzialmente interessati è pari a circa 26500 persone (18000 laureati e 8500 dottori di ricerca, dati Almalaurea e Miur), ma secondo l'elaborazione di Adi soltanto 17000 nuove posizioni di lavoro circa usufruirebbero dello sgravio. Alla misura sarebbero infatti destinati 35 milioni di euro per il 2019 e 35 milioni di euro per il 2020.
Anche se ispirato da buone intenzioni, il provvedimento del governo è caratterizzato da evidenti e numerose criticità. Innanzitutto si presenta come l'ennesima soluzione una tantum, priva di qualsiasi elemento di strutturalità che permetta di osservare consistenti effetti nei prossimi anni. In secondo luogo, se l'obiettivo del provvedimento è quello di “traghettare l'eccellenza” nel sistema produttivo, appare incongrua l'imposizione di limiti di età totalmente arbitrari e potenzialmente discriminatori. Infine, osserviamo che la misura non sembra avere come scopo quello di incentivare ricerca, sviluppo e innovazione nel sistema produttivo, non prevedendo alcun controllo in itinere o ex-post sulle mansioni assegnate ai neo-assunti: ciò significa che un dottore di ricerca potrebbe essere assunto per compiti totalmente scorrelati rispetto alla propria alta formazione.
Altro che valorizzazione del dottorato di ricerca, dunque: quello previsto dal governo sarebbe l'ennesimo intervento sul costo del lavoro a vantaggio delle aziende, il cui effetto più probabile sarà quello di facilitare l'assunzione di poche centinaia di dottori di ricerca. Ciò che occorrerebbe, invece, è la creazione di un ecosistema dell'innovazione: attraverso una serie di opportune misure, le imprese “tradizionali” dovrebbero essere guidate ad intraprendere progetti di ricerca che prevedano l'assunzione di personale adeguatamente formato; accanto ad esse andrebbero ad operare una serie di startup fortemente innovative, con incentivi che favoriscano l'imprenditorialità dei dottori di ricerca.
È proprio su questo tema che si incentrano le proposte contenute nella piattaforma aperta per la valorizzazione del dottorato nell'impresa di Adi e FindYourDoc. La piattaforma Adi-Fyd elabora un piano ben preciso per ridisegnare il sistema produttivo italiano all'insegna dell'innovazione e della ricerca, facilitando il passaggio dei dottori di ricerca dal mondo accademico a quello delle imprese. È giunta infatti l'ora di invertire un trend che vede la specializzazione produttiva dell'economia italiana sempre meno orientata ai settori innovativi ad elevata intensità di ricerca, e dunque sempre più in ritardo nella competizione internazionale. Si pensi che secondo l'Ocse la spesa domestica in Ricerca & Sviluppo in Italia nel 2016 è stata solo dell'1,29% del PIL, a fronte del 2,39% in Germania e del 2,25% in Francia.
Chiediamo dunque al Governo di rivedere le misure previste in manovra, e adottare una politica di lungo respiro sul tema, che non preveda misure estemporanee e una tantum - in piena continuità con i governi precedenti - ma misure strutturali che costruiscano le condizioni per promuovere innovazione e ricerca da parte delle imprese, attraverso un piano ambizioso e a lungo termine di investimenti pubblici e politiche industriali.
Perché il dottorato sia davvero valorizzato abbiamo bisogno di stabilire un contatto non più volatile, ma sistematico, tra accademia e impresa, di creare un sistema virtuoso in cui chi è formato all'innovazione possa trovare terreno fertile per mettere a frutto le sue capacità.

*Segretario generale Adi


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