Studenti e ricercatori

In Lombardia gli studenti stranieri salgono a quota 13mila (+2,4%)

Nell’anno accademico 2016-2017 negli atenei lombardi ci sono stati 12.878 studenti internazionali, in crescita del 2,4% rispetto l'anno precedente, in linea con i trend di crescita degli ultimi anni. Di questi 2.017 sono cinesi e più della metà degli studenti frequenta corsi di laurea Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics). È quanto emerge dall'indagine annuale di Assolombarda «L'internazionalizzazione degli atenei di Milano e della Lombardia», che si pone l’obiettivo di misurare il grado di apertura internazionale del polo accademico lombardo nel corso dell’anno 2016-17.

L’indagine, giunta all'ottava edizione, prende in considerazione 13 atenei della regione, 8 con sede a Milano: Humanitas University, Libera Università di Lingue e Comunicazione Iulm, Politecnico di Milano, Bocconi, Cattolica del Sacro Cuore, Università di Milano, Milano Bicocca, Vita-Salute San Raffaele. Nella lista anche l’università Carlo Cattaneo Liuc, l’università di Bergamo, quella di Brescia, di Pavia e dell'Insubria. «L’indagine annuale rappresenta un prezioso contributo per il dibattito sull'internazionalizzazione degli atenei. Sebbene, infatti, il Rapporto evidenzi come il processo di apertura internazionale del polo accademico lombardo sia proseguito in positivo anche per il 2016-2017, occorre però continuare ad alimentare la capacità attrattiva dei nostri atenei. A cominciare dall’aumento dell’offerta di corsi in lingua inglese, scelta decisiva per inserire gli studenti nella comunità internazionale», ha dichiarato Pietro Guindani, vicepresidente di Assolombarda con delega a Università, Innovazione e Capitale. La progressiva apertura internazionale degli atenei del territorio – ha proseguito Guindani – impone alle aziende una riflessione su come implementare la loro collaborazione con il sistema universitario sul versante del recruiting dei giovani in arrivo dall'estero. A cominciare dalla promozione di tirocini in azienda e occasioni di placement, anche con azioni mirate di matching tra competenze dei giovani, paese di provenienza e area geografica di interesse dell'azienda». «Da un punto di vista metodologico – ha concluso Guindani –, il Rapporto supera il concetto di “studente straniero” solitamente diffuso nelle statistiche ufficiali, stringendo invece il campo agli studenti internazionali che hanno conseguito il diploma secondario all'estero, così da avere una fotografia ben più nitida del potenziale attrattivo dei nostri atenei».

Il rapporto mette in luce un sostanziale bilanciamento tra i generi (52,2% femmine e 47,8% maschi) tra gli studenti internazionali che frequentano gli atenei lombardi. La maggior parte è iscritta a corsi di laurea di I, II livello e ciclo unico (90,5% degli studenti internazionali), mentre il restante (9,5%) è impegnato in corsi post lauream come dottorati, master e scuole di specializzazione. Per quanto riguarda la provenienza geografica, il 42,6% arriva dall'Europa e il 38,4% dall'Asia ma in termini assoluti la nazionalità più rappresentata è quella cinese con 2.017 studenti, seguita dall'Iran (876 studenti), dall'India (752 studenti) e dalla Svizzera (751 studenti). Rispetto ai colleghi lombardi, inoltre, gli studenti internazionali scelgono più frequentemente corsi Stem (50,1% contro 40%) e, in misura ancora maggiore, corsi di arte e design (6,1% contro 1,4%). Un risultato probabilmente legato anche al prestigio del made in Italy e all'elevata reputazione internazionale di Milano nel settore del design e creativo. Cresce poi il numero di studenti coinvolti in programmi di mobilità. Rispetto all'anno 2015 – 2016, sono 17.820 in totale (+5,3%), di cui 10.737 sono italiani in uscita (+0,6%) e 7.083 sono stranieri in entrata (+13,2%). Dallo studio emerge, infine, come le università lombarde e in particolare quelle milanesi, se confrontate con il resto degli atenei italiani, si distinguano per il numero di corsi offerti in lingua inglese: rispettivamente il 24,2% e il 28,7% del totale contro il 16,3% italiani. La stessa tendenza si osserva riguardo ai cosiddetti corsi «double degree», rispettivamente il 24,7% del totale dei corsi negli atenei lombardi e il 29% in quelli milanesi, contro un 13,4% a livello nazionale. Unico dato in controtendenza, quello relativo agli accordi internazionali stipulati dagli atenei, che nel corso dell'anno accademico 2016-17 hanno registrato un -5,5% rispetto alla precedente rilevazione, scendendo a quota 5.451. Ciò deriva, almeno in parte, da un'azione di semplificazione amministrativa che ha portato le università a non rinnovare gli accordi inattivi o non più utilizzati.


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