Studenti e ricercatori

Stop al numero chiuso a Medicina? Se ne parli, ma valutando gli effetti con responsabilità

di Giuliano Laccetti *

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Il problema della carenza, nei prossimi anni, di decine di migliaia di medici di base, per raggiunti limiti di età di molti di essi, con danni potenziali stimati per 17-19 milioni di cittadini, faceva da tempo ritenere che fosse improcrastinabile una riflessione sul tema del cosiddetto “numero chiuso a Medicina”. Professori, dirigenti medici ospedalieri e delle associazioni dei medici di base, da molto tempo mettevano in guardia contro questa sicura, gravissima criticità. Uno dei punti chiave di una possibile soluzione ovviamente è formare più medici pronti a lavorare nel Ssn. Immettendo più studenti al primo anno di Università, e soprattutto aumentando il numero di posti per le scuole di specializzazioni di base e di urgenza (recente l'episodio di un bando per medicina d'urgenza andato praticamente deserto); sconfiggere le lobbies e le mode della medicina “comoda” e “remunerativa” (chirurgia estetica, per dirne solo una), a tutto vantaggio della medicina “faticosa” e poco remunerativa (medicina di base, urgenza, ecc ..).

Un annuncio di 4 righe in un comunicato della presidenza del consiglio sembrava prevedere sic et simpliciter una abolizione del numero chiuso nelle Facoltà di Medicina (a parte il fatto che la L. 240/2010, la cosiddetta Tremonti-Gelmini, ha abolito le Facoltà, che di fatto, praticamente in tutti gli atenei, sono effettivamente scomparse almeno dal 2014), senza nessun'altra informazione. È un auspicio, una misura di medio termine, entra immediatamente in vigore? Non si fa cenno agli ingenti finanziamenti necessari solo per poter mettere a reale funzionamento questa misura: abolizione del numero chiuso significa, almeno per 5-6 anni, un boom di immatricolazioni; servono migliaia di aule e di laboratori in più; servono migliaia di professori in più; servono migliaia di borse di studio e posti nelle Scuole di Specializzazione post-laurea in più; insomma, altro che costo zero! Finanziamenti ingenti! Intende il governo reperirli? Nel comunicato stampa del Governo non se ne fa neanche cenno.

Ancora. Medicina significa “medico” o abbraccia tutte le professioni sanitarie? Quindi tutte le lauree triennali che formano valente personale sanitario? Infermieri, fisioterapisti, ostetrici, logopedisti, riabilitatori neuro e psicomotori, tecnici di radiologia e medicina per immagini, tecnici odontoiatri, tecnici di laboratorio medico, e tante altre specializzazioni sanitarie. Ancora, approssimazione e poca chiarezza. Il numero chiuso esiste, per legge, nazionalmente, oltre che per medicina e per tutte le professioni sanitarie, anche per odontoiatria, veterinaria, architettura, scienze della formazione primaria. Su questo, è ipotizzabile che non si si sia discusso per nulla, essendo prioritario il discorso medici (o medici e professioni sanitarie)? Oppure no? E ancora. Esiste “un numero chiuso” locale, che, in base a diverse considerazioni (strutture, numero di professori, ecc ..) gli organi di governo dei vari Atenei possono autorizzare al fine di garantire la qualità della didattica e dei servizi forniti allo studente, per i più svariati corsi di studio. È stato affrontato questo problema oppure no?

Insomma, che il tutto possa essere improvvisato e buttato lì, in pasto ai media e al grande pubblico, salvo poi fare marcia indietro, non essere in grado di soddisfare le aspettative, o di partorire un topolino pur di mantenere il punto, è più che un sospetto. Non risulta difatti (almeno non è stato reso di dominio pubblico né se ne è avuto sentore) un dibattito, uno studio, un approfondimento, una idea progettuale, sugli effetti sulla didattica, sugli effetti sulla immissione nel mondo del lavoro, sugli ingenti stanziamenti aggiuntivi di FFO necessari per tutte le “operazioni” prima elencate; non si sono consultati sindacati, organizzazioni degli studenti e dei professori, esperti di andamento del mercato del lavoro in questi settori, Istat, ecc. ministero della Salute e ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, sembra non fossero al corrente della “misura” di cui ha parlato lo stesso presidente del consiglio; pareri (discutibili, nel senso che vanno discussi) di dirigenti e rappresentanti degli ordini professionali, dei medici ospedalieri, dei Rettori, dei direttori dei Dipartimenti medici degli Atenei, hanno espresso apprezzamenti e al tempo stesso dubbi, perplessità, contrarietà.

L’idea di non limitare l'accesso ai saperi a nessuno, di per sé a mio avviso è cosa giusta e corretta e auspicabile. Ma va coniugata in maniera responsabile, in maniera soprattutto effettivamente capace di essere attuata per portare realmente benefici e vantaggi. Agli studenti, alle famiglie, ai cittadini, alla società nel suo complesso. Un annuncio di 4 righe non basta ed è, francamente, ridicolo. Infine, il “sospetto” di cui parlavo prima è diventato verità: «È un obiettivo di medio periodo», dichiarazione di Palazzo Chigi. Su molte questioni, almeno fin'ora, la cifra di questo governo sembra essere la superficialità, l'approssimazione, la non conoscenza reale dei problemi, “l'annuncite”, spararla grossa per ottenere attenzione (o distoglierla da altri temi) e poi, quasi alla chetichella, rinviare, troncare, sopire. Sarò il primo ad essere soddisfatto, e ad ammetterlo senza problemi, se dovessi venire smentito dai fatti, dalle prossime iniziative del governo.

* Ordinario Università degli Studi di Napoli Federico II


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