Studenti e ricercatori

«Abolito il numero chiuso a Medicina. Anzi no»: l’annuncio del Governo che fa infuriare rettori e studenti

di Mar.B.

«Si abolisce il numero chiuso nelle Facoltà di Medicina, permettendo così a tutti di poter accedere agli studi». È l'annuncio a sorpresa contenuto nel comunicato del Consiglio dei ministri diffuso nella notte del varo della manovra. Un annuncio che è subito diventato un caso dentro la maggioranza dopo che è arrivata la smentita del ministro dell'Istruzione Bussetti, confermata dalla collega alla Sanità Giulia Grillo: «Sarò franco con voi. Non mi risulta». «Stiamo lavorando - ha poi aggiunto Bussetti - per allargare il numero degli ammessi: sarà un percorso graduale». Dopo la smentita dei due ministri è arrivata la mezza retromarcia di Palazzo Chigi: «È un obiettivo di medio periodo». Mentre i rettori denunciano: «Non abbiamo le condizioni per reggero l'urto di un boom di iscrizioni, meglio aumentare il numero dei posti». In trincea gli studenti: «Basta con gli slogan»

In realtà il numero chiuso era finito nel mirino dell'esecutivo giallo-verde già nel contratto di governo quando, alla voce università, si annunciava «la revisione del sistema di accesso ai corsi a numero programmato». Come? «Attraverso l'adozione di un modello che assicuri procedure idonee a verificare le effettive attitudini degli studenti e la possibilità di una corretta valutazione». Parole che ricordano molto da vicino i propositi manifestati nel 2015 dall'allora ministra dell'Istruzione Stefania Giannini a proposito dei test di medicina. Che - nelle intenzioni del governo dell'epoca - avrebbero dovuto essere rivisti sulla base del modello francese: ammissione per tutti al primo anno e sbarramento ex post sulla base di esami e crediti. Quel progetto si è poi arenato dinanzi alla difficoltà di finanziare le innovazioni in agenda.

Ora il Governo potrebbe ripartire da qui: il modello fancese è stato evocato da più di una voce dentro la maggioranza. Ma non dal titolare del Miur, Marco Bussetti, più favorevole alla proposta dei rettori di aumentare il numero di posti a disposiazione. Una linea questa spiegata in un comunicato in cui ieri lo stesso ministro Bussetti (Istruzione, Università e Ricerca) insieme alla collega Grillo (Salute) hanno spiegato di aver chiesto, in sede di consiglio dei ministri, di aumentare sia gli accessi sia i contratti delle borse di studio per Medicina: «È un auspicio condiviso da tutte le forze di maggioranza che il Governo intende onorare - avverte la nota -. Si tratta chiaramente di un percorso da iniziare già quest'anno per gradi. Per assicurare l'aumento dei posti disponibili e avviare un percorso condiviso, a breve sarà convocata una prima riunione con tutti i soggetti interessati, a cominciare dalla Crui». Insomma l'idea dei due ministri più titolati a parlare della faccenda è quella di aumentare i posti a disposizione non quello di abolire il numero chiuso di Medicina. E infatti dopo il comunicato congiunto dei due ministri è arrivato anche il chiarimento di Palazzo Chigi che suona come un mezzo dietrofront: «In merito al superamento del numero chiuso per l'accesso alla facoltà di Medicina, la Presidenza del Consiglio precisa - avverte la nota - che si tratta di un obiettivo politico di medio periodo per il quale si avvierà un confronto tecnico con i ministeri competenti e la Conferenza dei Rettori delle università italiane (Crui), che potrà prevedere un percorso graduale di aumento dei posti disponibili, fino al superamento del numero chiuso».

Per l'anno accademico 2018-2019 che è in partenza sono stati oltre 67mila i partecipanti a test per accedere a medicina nelle università italiane dove erano a disposizione solo 9mila posti. Ma all'ipotesi di abolire il numero chiuso sono nettamente contrari i rettori delle università. «L'abolizione tout court del numero chiuso a Medicina sarebbe un errore perché non ci sarebbero le condizioni strutturali per consetirlo: servono aule e più docenti, visto che secondo i requisiti europei per un certo numero di studenti serve un docente», avverte Gateano Manfredi presidente della Crui, la Conferenza dei rettori delle università. Per Manfredi si rischierebbe anche di tornare a un passato non proprio positivo, «quando senza numero chiuso c'erano troppi laureati in medicina con l'effetto negativo di un boom di precari e uno sfruttamento die giovani medici». Per il presidente della Crui sarebbe invece meglio aumentare il numero degli iscritti: «Con un po' di investimenti in nuove aule e docenti già dal prossimo anno accademico le università italiane potrebbero accogliere anche il 50% di studenti in più, passando da quasi 10mila iscritti a 15mila». Gli studenti infine, hanno accusato il governo di «continuare a parlare per slogan e a fare una continua campagna elettorale anche sulle manovre della legge di bilancio. Così - hanno detto - si rischia solo di mandare in tilt le Università».


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