Studenti e ricercatori

Con un’esperienza di studio all’estero le chance di trovare un lavoro crescono del 14%

di Eugenio Bruno

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Un’esperienza di studio all’estero si conferma una carta in più da giocare sul tavolo del lavoro. A dirlo sono i numeri contenuti nelle indagini AlmaLaurea sul Profilo e la Condizione occupazionale dei laureati. A un anno dal titolo chi ha alle spalle un periodo di studio oltreconfine ha il 14% in più di possibilità di trovare un’occupazione.

I dati diffusi in occasione degli Erasmus days della settimana scorsa
I dati AlmaLaurea mostrano come l'esperienza di studio all'estero permetta ai laureati di aumentare del 14,0% le chance di trovare lavoro già ad un anno dal conseguimento della laurea. Le Indagini AlmaLaurea sul Profilo e la Condizione occupazionale dei laureati mostrano come sia in continuo aumento la quota di laureati che sceglie di svolgere un periodo di studi oltreconfine con un programma Erasmus o con un altro programma dell'Unione europea: era il 6,2% nel 2007, è l’8,8% tra i laureati del 2017. Il Paese di destinazione più gettonato è la Spagna, scelta dal 30,2% degli interessati dalla mobilità internazionale europea, seguita da Francia, Germania e Regno Unito.

L’identikit dei laureati che espatriano
Fra i laureati di primo livello le esperienze di studio all’estero con un Erasmus o con un programma dell'Unione europea riguardano il 6,9% degli studenti. Nei corsi di laurea magistrale a ciclo unico la mobilità tale quota arriva al 13 per cento . Fra i magistrali biennali del 2017 il 10,9% ha svolto un'esperienza di studio all'estero con un Erasmus o con un altro programma dell'Unione europea e un altro 4,4% non ha partecipato a programmi Erasmus nel biennio ma li aveva svolti nel primo livello. La scelta di intraprendere o meno un'esperienza Erasmus dipende in particolare dalla disciplina di studio: è abbastanza frequente solo fra gli studenti dell'area linguistica (22,3%), mentre in tutti gli altri gruppi disciplinari, a parte medicina e odontoiatria (16,9%), architettura (13,0%), giuridico e politico-sociale (entrambi 10,3%), la mobilità riguarda meno del 10% dei laureati. A svolgerne meno sono i laureati delle professioni sanitarie (1,9%), del gruppo insegnamento (3,1%) ed educazione fisica (3,2%).

Il gap Nord-Sud
A influire è anche la collocazione geografica dell'ateneo. Le università del Nord-est hanno in generale percentuali di laureati con un'esperienza di studio all'estero con un Erasmus o con un altro programma dell'Unione europea più elevate (11,6%); all'opposto, nell'Italia meridionale e insulare tali percentuali sono pari rispettivamente a 6,5 e 8,3%. La condizione socio-economica della famiglia di origine. I laureati che hanno svolto tale esperienza risultano il 14,1% fra i figli di genitori entrambi in possesso di laurea e scendano al 5,7% se non hanno conseguito neanche la maturità. Anche la classe sociale ha un ruolo importante: per le famiglie di estrazione sociale meno elevata, infatti, l'ipotesi di un soggiorno all'estero viene spesso vista come un impegno oneroso che le borse Erasmus o altre fonti di finanziamento non sono sufficienti a compensare.

L’impatto degli altri fattori
Un ruolo lo giocano infine la carriera pre-universitaria del laureato, tipo di diploma e voto di maturità, a parità di condizioni, influisce sulla probabilità di partecipare ad un programma Erasmus: chi ha conseguito il diploma liceale con voti elevati ha una maggiore probabilità di svolgere un periodo di studio all'estero durante il percorso accademico. Ad esempio, le esperienze di studio all'estero con un Erasmus o con un altro programma dell'Unione europea sono molto più diffuse tra chi ha conseguito un diploma liceale (10,1%) rispetto a chi si è diplomato in un indirizzo tecnico (6,5%) o professionale (4,3%).


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