Studenti e ricercatori

Un voucher in dote all’azienda che assume i laureati «meritevoli»

di Claudio Tucci

Un voucher da assegnare al laureato «meritevole», che l’interessato porterà in “dote” all’azienda che lo assume stabilmente (riducendo così il costo del lavoro).

Il governo, e in particolare i ministeri del Lavoro e dell’Istruzione, stanno studiando una norma, da inserire in legge di Bilancio, che prova a dare una spinta all’occupazione giovanile a tempo indeterminato. La misura, che raccoglie uno degli “impegni” contenuti nella risoluzione di maggioranza alla nota di aggiornamento al Def (la Nadef), approvata ieri, dal Parlamento, sarebbe selettiva: si applicherebbe, cioè, solo ai laureati «più meritevoli», e verrebbe legata all’ingresso permanente in un’azienda (per evitare “effetti spiazzamento” i tecnici dei due dicasteri starebbero ragionando, anche, su una sorta di incentivo da riconoscere nei casi in cui il “colletto bianco” opti per una start-up o una libera professione).

L’idea di mettere in campo un intervento mirato per i giovani (anche per evitare sempre più frequenti “fughe” all’estero) è partita dall’area leghista dell’esecutivo Conte (ne hanno ragionato, nei giorni scorsi, il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, e i sottosegretari, al Lavoro, Claudio Durigon e, ai Rapporti con il Parlamento, Guido Guidesi).

Il tema è delicato, con un tasso di disoccupazione giovanile ad agosto (ultimo dato diffuso dall’Istat) in risalita al 31 per cento. Oggi, in Italia, secondo l’ultimo rapporto (2018) di Almalaurea su profilo e condizione occupazionale dei laureati, l’età media di acquisizione del titolo terziario è 26 anni (24,8 anni per i laureati di primo livello, 27 anni per i magistrali a ciclo unico e 27,4 anni per i laureati magistrali biennali).

C’è poi il nodo della transizione tra aule e primo impiego: da noi, in media, 8-10 mesi, contro la metà dei paesi Ue. A un anno dal titolo, è vero, il tasso di occupazione dei “colletti bianchi” è pari al 71%, tra i laureati di primo livello, e al 73,9% tra i magistrali biennali; ma in queste percentuali sono ricompresi anche quanti risultano impegnati in attività di formazione retribuita (la stragrande maggioranza). Sono invece in calo i laureati assunti con contratti a tempo indeterminato: tra i laureati di primo livello, evidenzia sempre l’ultima indagine Almalaurea, tale quota è pari al 23,5% (-5,5 punti percentuali rispetto all’anno precedente); tra i laureati magistrali biennali è pari al 26,9% (-7 punti percentuali).

Di qui, pertanto, la proposta del “voucher” da portare in dote alle imprese che stabilizzano.

Tra i criteri per determinare i “laureati più meritevoli”, unici beneficiari dell’intervento, si starebbe ragionando su voto di laurea e regolarità negli studi (il Miur sta cercando di mettere nero su bianco criteri omogenei per tutti i territori e per tutte le tipologie di laurea).

La “dote” consentirebbe all’azienda una riduzione di oneri e contributi legati all’assunzione a tempo indeterminato. Non sono stati ancora quantificati platee e costi (dipenderà da requisiti ed entità dello sgravio, legato al voucher). La coperta è corta: secondo quanto si apprende, non si dovrebbe superare un centinaio di milioni di euro.


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