Studenti e ricercatori

Numero chiuso verso la riforma light ma architettura ha già troppi posti

di Eugenio Bruno

Governo che va, proposta di modifica del numero chiuso che viene. Alla lunga lista di ministri che lo hanno messo nel mirino, salvo poi fare puntualmente retromarcia, si è aggiunta di recente Giulia Grillo. La titolare (pentastellata) della Salute nei giorni scorsi ha proposto la cancellazione dei test di ingresso a medicina a vantaggio del modello francese. E ci ha pensato il suo collega (leghista) dell’Interno, Matteo Salvini, a rincarare la dose dichiarando che, se dipendesse da lui, lo conserverebbe solo nelle facoltà umanistiche. Ma il Pnr, Programma nazionale di riforma, varato giovedì scorso insieme alla Nota di aggiornamento al Def, in realtà cita una mini-revisione incentrata su un maggiore orientamento.

La proposta per medicina

Come dimostrano i numeri qui accanto non è così semplice immaginare un intervento unico per tutti i corsi ad accesso programmato. Medicina è il caso più urgente. Innanzitutto per la platea interessata. Anche nel 2018 gli aspiranti “camici bianchi” risultati idonei ai test di ingresso hanno superato di oltre quattro volte i posti disponibili. Per superare la discrepanza tra domanda e offerta la ministra Grillo sta pensando al modello francese. Lo stesso che sposta la selezione alla fine del primo anno sulla base dei crediti ottenuti e che aveva già affascinato il Governo Renzi. Senza però che l’idea sia stata tradotta in pratica. Complici le resistenze dei rettori che avrebbero non poche difficoltà a sistemare, anche fisicamente, 40mila matricole.

Il caso architettura

Una soluzione che va bene per medicina non è detto che sia adatta, ad esempio, anche per architettura. Anzi. Quest’anno gli aspiranti architetti che hanno superato i quiz sono stati inferiori ai posti messi a bando: 5.720 a fronte di 7.148 disponibilità. Tant’è vero che, per i professionisti del settore (su cui si veda altro articolo in pagina) il tema sembra essere più l’attualità o meno della graduatoria unica nazionale e delle procedure di mobilità che l’abolizione del numero chiuso. Vista la polarizzazione sempre più in atto delle domande verso poche, grandi, scuole. Con tanti piccoli atenei che ricevono sistematicamente un numero di richieste inferiore agli spazi liberi.

Le soluzioni allo studio

Di Giulia Grillo si è detto. E la soluzione che guarda oltralpe sembrava trovare d’accordo anche il Carroccio. In una proposta di legge depositata alla Camera dal deputato leghista Paolo Tiramani si propone la cancellazione del numero chiuso per medicina e odontoiatria, architettura e veterinaria. Affidando a un decreto ministeriale del Miur il compito di stabilire «i meccanismi selettivi per gli studenti iscritti a corsi universitari, consistenti nella fissazione di quote minime di esami di profitto da superare, nel primo anno di corso». 

Con deroghe ad hoc per studenti lavoratori, con familiari a carico o difficoltà di salute. Ma il Pnr approvato giovedì rende il quadro un po’ meno certo. Limitandosi a proporre la revisione del numero chiuso «attraverso un modello che assicuri procedure idonee a orientare gli studenti verso le loro effettive attitudini».

A conferma delle differenti sensibilità che si registrano su “numero chiuso e dintorni” all’interno della maggioranza gialloverde.


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