Studenti e ricercatori

Domande motivazionali all’interno dei quiz

di Eu. B.

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«In futuro rischiamo di avere tanti veterinari a spasso e nessuno che vogli andare in una stalla». È lo scenario delineato da Gaetano Penocchio, presidente della Federazione nazionale degli Ordini veterinari (Fnovi), a supporto della richiesta già avanzata dalla categoria di rivedere i test di ingresso. «Per un corso che chiamerei ad accesso programmato e non a numero chiuso - aggiunge - perché i veterinari che già ci sono bastano e avanzano. Tant’è che uno su sei di quelli che ci sono in Europa è italiano». A suo giudizio il vero problema è che chi si iscrive alla facoltà di veterinaria lo fa immaginando di curare cani, gatti e altri pets. Difficilmente di doversi recare in un mattatoio o in una porcilaia. Da qui la sua richiesta di rafforzare le attività di orientamento in una fase antecedente alle iscrizioni oltre che di disegnare diversamente i corsi di laurea. E su questo c’è già un’interlocuzione in corso con i direttori dei dipartimenti universitari per fare fronte comune. «La vera esigenza non è sul numero degli ingressi ma sui profili», sottolinea. Per valutare a monte l’interesse reale a svolgere la professione - dice - «servirebbero delle domande di tipo motivazionale all’interno dei test».


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