Studenti e ricercatori

Formazione 4.0: bonus operativo anche per gli accordi già siglati

di Marzio BartoloniCarmine Fotina

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Il credito di imposta per la formazione in attività legate a «industria 4.0» è nella lista delle possibili proroghe per il 2019. Ma, prima ancora di essere rinnovata nella prossima legge di bilancio, la misura necessita di un tagliando. È in preparazione una circolare dei ministeri del Lavoro e dello Sviluppo economico per chiarire se l’agevolazione spetti anche ad accordi imprese-sindacati sottoscritti prima che venisse pubblicato (con un certo ritardo) il decreto attuativo lo scorso 22 giugno.

Il credito di imposta per la formazione «4.0» è stato inserito nella legge di bilancio dello scorso anno, vale solo per il 2018, in forma sperimentale, e ha a disposizione una dote di 250 milioni. È chiaro che l’emanazione del decreto solo a metà anno non ne ha facilitato l’implementazione del “bonus”. Così un pezzo centrale del piano Industria 4.0 è rimasto come sospeso. Per sbloccare l’impasse, la circolare potrebbe estendere l’accesso al beneficio anche ad accordi firmati prima del decreto attuativo, magari chiedendo solo di apportare alcune integrazioni.

Va ricordato che il credito di imposta - fruibile nella misura del 40% delle spese relative al personale dipendente impegnato e nel limite massimo di 300mila euro per ciascun beneficiario - prevede tra i requisiti che le attività di formazione siano pattuite attraverso contratti collettivi aziendali o territoriali. Un’ipotesi allo studio è includere anche gli accordi relativi alle attività di formazione avviate nel corso del 2018 ma prima dell’emanazione del decreto attuativo. Probabilmente, con alcune precisazioni tuttavia. Potrebbero infatti restare fuori i corsi di formazione che, pur essendo stati avviati nel 2018, erano stati già approvati nel 2017. Questo per preservare l’effetto di addizionalità dell’incentivo.

Intanto nelle ultime settimane si stanno moltiplicando le iniziative per far partire la formazione 4.0 agevolata. Tra queste ci sono a esempio i tre accordi territoriali siglati a fine luglio tra Cgil, Cisl e Uil di Milano, Monza e Brianza e Lodi e Assolombarda che ha anche siglato un accordo ad hoc con i manager delle aziende lombarde dell’Aldai. Secondo questi patti le imprese associate al sistema di rappresentanza di Confindustria, nelle quali non siano presenti Rsu o Rsa, devono sottoporre il piano per il quale intendono beneficiare del credito d'imposta alla commissione territoriale competente per la formazione. L’accordo prevede anche la costituzione di un Osservatorio paritetico dedicato al monitoraggio della formazione 4.0.

È dei giorni scorsi invece la sigla dell’accordo tra Assindustria Venetocentro - l’associazione nata dalla fusione delle territoriali di Treviso e Padova - le segreterie di Cgil, Cisl e Uil delle due Province la cui industria genera quasi il 40% del valore aggiunto manifatturiero del Veneto. Nell’accordo è prevista anche la possibilità di accedere all'agevolazione per le Pmi prive di rappresentanza sindacale interna: una eventualità molto diffusa in un territorio nel quale insistono piccole e le micro-imprese.

L’avvio delle attività di formazione 4.0 non tocca però soltanto la manifattura, ma nella filosofia di “impresa 4.0” arriva anche al terziario. Come dimostra il contratto collettivo territoriale «formazione Impresa 4.0» siglato lo scorso 6 settembre da Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza o con Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil di Milano.


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