Studenti e ricercatori

A Milano tornano i test ingresso per corsi umanistici, studenti in rivolta

di Mar.B.


Alla vigilia dei test d'accesso per i corsi di laurea ad accesso programmato a livello nazionale (quelli obbligatori per legge) - oggi si parte con Medicina - la Statale di Milano ieri ha fatto svolgere il test di accesso per il corso di laurea in lingue e letterature straniere. Corso che l’anno scorso era diventato a libero accesso dopo un ricorso presentato al Tar del Lazio dagli studenti contrari al numero chiuso per gli studi umanistici (da Filosofia a lettere, da storia a scienze dei beni culturali e scienze umane dell'ambiente fino appunto a lingue e letterature straniere). E ora gli studenti hanno deciso di ripresentare il ricorso.

Attualmente il 40% dei corsi universitari in Italia (circa 2mila su 4.800 totali)  prevede test di ammissione. Ma se per alcune facoltà - medicina, veterinaria, architettura e le professioni sanitarie - la barriera all'ingresso è prevista esplicitamente dalla normativa nazionale (la legge 264/1999) gli atenei che volessero introdurre un test d’accesos devono rispettare gli altri requisiti (dalla necessità di spazi per laboratori all’obbligo di i tirocini). L’anno scorso il Tar non riconobbe il requisito dell’assenza di un numero sufficiente di docenti evocato dalla Statale di Milano. Quest’anno sotto la lente dei giudici amministrativi finirà l’insufficiente disponibilità di spazi evocata dall’università Statale di Milano come motivo per introdurre il numero chiuso nel corso di Lingue e letterature straniere. Carlo Dovico, coordinatore dell’Udu,l’Unione degli Universitari di Milano che ha presentato il ricorso, si dice convinto che « come l'anno scorso, il numero chiuso a Lingue e Letterature Straniere non sia a norma e chiediamo quindi nuovamente al Tar di ristabilire il libero accesso». Elisa Marchetti, coordinatrice nazionale dell’Udu sottolinea invece come l’ateneo rispetto all’anno scorso «ha cambiato le motivazioni che giustificherebbero la programmazione all'accesso, motivazioni che riteniamo comunque non conformi ai requisiti previsti dalla legge 264/99».
Da Dovico e Marchetti arriva dunque l’appello all’università affinché annulli il test: « È impensabile che dopo una sentenza chiara come quella dello scorso anno l’ateneo continui imperterrito sulla sua strada di limitare l'accesso agli studenti».


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