Studenti e ricercatori

La protesta delle università inglesi: «Non dimentichiamo Giulio Regeni»

di Nicol Degli Innocenti

LONDRA - Giulio Regeni non deve essere dimenticato: oltre duecento professori e accademici che insegnano nelle Università britanniche hanno scritto una lettera aperta, pubblicata dal quotidiano The Guardian, per criticare i legami troppo stretti tra Gran Bretagna e Egitto.

Il Governo britannico corteggia l’Egitto per consolidare i rapporti economici e commerciali in vista di Brexit, e questa strategia di riavvicinamento prevede anche una stretta collaborazione tra atenei e l’apertura di campus universitari britannici nel Paese nordafricano.

«I responsabili del Governo e i dirigenti universitari sembrano avere dimenticato che solo due anni fa Giulio Regeni, che studiava per un dottorato di ricerca a Cambridge, è stato rapito, torturato e ucciso mentre conduceva le sue ricerche al Cairo - recita la lettera di protesta –. Giulio è uno di tanti studenti e accademici che sono stati arrestati, torturati, imprigionati e uccisi negli ultimi anni in Egitto, nel contesto di una più vasta campagna di repressione diretta contro l’opposizione politica, i sindacati, i media indipendenti, la società civile e la professione legale».

Gli accademici che hanno firmato la lettera si domandano quindi «se sia saggio e legittimo optare per il business as usual con un regime così sistematicamente contrario alla ricerca, all’istruzione e alla libertà». Dietro la collaborazione tra università dei due Paesi si cela un progetto cinico: «Vendere lauree con l’imprimatur di un’Università britannica, senza dire una parola sulla sparizione di accademici critici del regime e sugli attacchi al diritto degli studenti egiziani di istruirsi senza timore».

Gli oltre duecento firmatari della lettera, alcuni dei quali italiani, insegnano tutti in Università britanniche e dichiarano di essere del tutto favorevoli alla collaborazione con colleghi egiziani, ma si rifiutano di partecipare in una strategia che «nasconde gli abusi dei diritti umani per fare rapidi profitti nel mercato globale dell’istruzione».

Nel giugno scorso una delegazione con rappresentanti di undici università ha fatto una visita ufficiale in Egitto, promossa dal Governo britannico, durante la quale sono stati firmati vari accordi di collaborazione e scambio di studenti e docenti. La lettera sostiene che Universities UK, l’ente che rappresenta il settore, non può garantire la sicurezza dei docenti o degli studenti che intende mandare in Egitto.

«La questione del terribile e non risolto omicidio di Giulio Regeni, studente all’Università di Cambridge, è stata sollevata numerose volte con diversi rappresentanti del Governo egiziano, compresi l’ambasciatore egiziano in Gran Bretagna e il ministro egiziano responsabile delle Università - ha replicato Vivienne Stern, direttore di Universities UK International -. La questione è stata sollevata di nuovo durante la recente visita della delegazione universitaria in Egitto. Siamo convinti che le Università britanniche possano contribuire alla promozione della libertà accademica a livello internazionale».


© RIPRODUZIONE RISERVATA