Pubblica e privata

La vernice hi-tech conquista i fondi Horizon 2020

di Luca Orlando

Il target è ambizioso: un più che raddoppio dei ricavi in cinque anni e 90 posti di lavoro aggiuntivi. Obiettivi che ora però paiono più abbordabili dopo la vittoria nell’ultima call di Fase 2 dei fondi Horizon. La milanese Pulverit, produttrice di vernici nata nel 1973, conquista infatti 1,45 milioni di euro per sviluppare la propria tecnologia di punta: una vernice in polvere in grado di fare presa in tempi più rapidi e a temperature ridotte. Per il settore si tratta di una piccola rivoluzione, in particolare per le lavorazioni di componenti di ampie dimensioni, come carpenteria pesante, parti di mezzi agricoli o ferroviari, dove la verniciatura rappresenta un costo non marginale. A differenza delle vernici in polvere tradizionali, che reagiscono in 15-20 minuti a 170-180 gradi, il brevetto di Pulverit lavora a temperature inferiori (110-130), abbattendo inoltre i tempi a 3-6 minuti. «Parametri che consentono di ridurre in media del 40-70% i consumi energetici - spiega l’ad Stefano Saccardi - e che ovviamente accelerano il processo produttivo. Ma l’altro vantaggio, che Bruxelles ha apprezzato, è la possibilità di utilizzare questo prodotto in sostituzione delle vernici liquide per alcune lavorazioni, riducendo in questo modo anche le emissioni». L’azienda, che oltre al sito italiano dispone di un impianto in Polonia, occupa al momento 180 addetti, perimetro che inizierà ad allargarsi a partire dal 2019, quando la nuova produzione andrà a regime.

L’innovazione è il risultato della ricerca interna (in ricerca e sviluppi applicativi operano una trentina di persone tra Italia e Polonia) avviata cinque anni fa, sulla base di una richiesta arrivata dalla rete commerciale, in grado ad oggi di sviluppare ricavi per 42 milioni di euro, per la metà sui mercati internazionali. Nel dossier presentato a Bruxelles si ipotizza un fatturato aggiuntivo di 46 milioni al 2025, in parte realizzati anche cedendo licenze produttive in altri paesi. «Nel primo tentativo in Horizon forse eravamo stati troppo prudenziali nelle stime - aggiunge Saccardi - mentre ora abbiamo sondato in maniera più approfondita il mercato». A conquistare fondi Horizon 2020 nel capitolo dedicato alle Pmi nell’ultima call sono state solo quattro aziende italiane su 65 premiate, confermando la difficoltà del nostro paese nell’affrontare le nuove regole di selezione, che prevedono anche un colloquio in inglese di 30 minuti.

«La giuria - aggiunge - è entrata anche nei dettagli tecnici del prodotto dimostrando di aver studiato seriamente il dossier. L’inglese? Deve essere più che perfetto. E guardando il livello dei tedeschi o dei paesi nordici la sensazione è che noi italiani in media dobbiamo certamente migliorare».


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