Studenti e ricercatori

Il Governo del cambiamento affida l'università al «padre» della riforma Gelmini

di Marzio Bartoloni

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Dopo mille voci e qualche smentita arriva la conferma: oggi in Consiglio dei ministri, a meno di clamorose retromarce, arriva il decreto di nomina di Giuseppe Valditara. Sarà lui il nuovo capo dipartimento per la formazione superiore (leggasi università) e la ricerca del Miur. Valditara è stato il relatore della riforma Gelmini che nel 2010 ha provato a cambiare la geografia universitaria sollevando anche diverse critiche

Nel consiglio dei ministri di oggi
Sarà approvato il decreto di nomina di Giuseppe Valditara, professore ordinario di Diritto Romano all'Università di Torino ed ex senatore di Alleanza nazionale. Valditara è stato in Parlamento per tre legislature. Per il governo del cambiamento si tratta sicuramente di un ritorno al recente passato. Valditara è stato uno degli ispiratori della legge 240/2010, la riforma Gelmini appunto, seguendone anche i passi in Parlamento come relatore. Riforma che negli ultimi anni è finita nel mirino soprattutto della sponda Cinque Stelle del nuovo Governo giallo-verde che ne ha criticato diversi aspetti, a cominciare dalla precarizzazione dei ricercatori: la riforma Gelmini ha introdotto infatti la figura del ricercatore a tempo determinato di tipo A (che puo solo farsi rinnovare il contratto) e quelli di tipo B (gli unici che possono accedere a un percorso di tenure track verso la docenza). Neanche a dirlo negli anni le università hanno scelto nella stragrande maggioranza dei casi i primi contratti (di tipo A) molto meno impegnativi.

Il capo dipartimento uscente
Valditara prende il posto di Marco Mancini alla guida del dipartimento dove era stato nominato nell'agosto del 2013 quando era ministro Maria Chiara Carrozza. Sotto la “regia” di Mancini il Fondo di finanziamento ordinario delle università dopo una stagione di forti tagli è tornato a salire passando da 6,950 miliardi del 2013 a 7,350 del 2018. Anche il fondo per il diritto allo studio che finanzia le borse di studio ha raggiunto quota 220 milioni (60 milioni in più all’anno). Quest’anno è stato poi licenziato il più alto programma di ricerca per l'universita:il Prin ha raggiunto quota 400 milioni.


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