Studenti e ricercatori

Ispra, niente indennità sostitutiva al ricercatore che non chiede le ferie

di Andrea Alberto Moramarco

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I dipendenti degli enti pubblici diricerca, in coerenza con l'autonomia organizzativa loro riconosciuta, devono predisporre autonomamente un “piano ferie” e fare espressa richiesta di godimento delle stesse all'ente datore di lavoro. Se ciò non accade, le ferie non possono essere più godute e non è nemmeno possibile ottenere il pagamento della relativa indennità sostitutiva. Tale indennità è dovuta, infatti, solo se la mancata fruizione delle ferie dipende da comprovate esigenze di servizio. Questo è quanto emerge dall'ordinanza 19903 della Sezione Lavoro della Cassazione, depositata ieri.


Il caso
La vicenda, davvero singolare, vede come protagonista un ricercatore dipendente dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), il quale da gennaio 2010 a novembre 2009, ovvero dal momento dell'assunzione sino alla cessazione del rapporto di lavoro, non aveva pressoché mai goduto delle ferie. Perciò, allo scadere del rapporto lavorativo, il ricercatore chiedeva all'Istituto il pagamento dell'indennità sostitutiva per le sue ferie maturate e non godute, ricevendo però risposta negativa dall'ente, in quanto le ferie non erano mai state richieste per tutta la durata del rapporto di lavoro.
La questione finiva così nelle aule di giustizia dove, il Tribunale prima e la Corte d'appello poi, negavano il diritto all'indennità per l'ex dipendente, in quanto l'articolo 6 comma 15 del Ccnl per il personale degli enti pubblici di ricerca prevedeva chiaramente il pagamento dell'indennità sostitutiva delle ferie soltanto se la mancata fruizione fosse dipesa da esigenze di servizio, non riscontrate nella fattispecie. Inoltre, lo stesso ricercatore godeva di piena autonomia nel determinare il proprio orario di lavoro, e quindi anche nell'organizzazione delle proprie ferie, ma ciononostante non aveva mai predisposto un “piano ferie”.


La decisione
Il ricercatore si rivolge, infine, in Cassazione, dove però il verdetto di merito viene confermato. I giudici di legittimità, infatti, dichiarano inammissibile il suo ricorso, fondato sull'assunto della non equiparabilità tra la omessa richiesta di un “piano ferie” e la tacita rinuncia al loro godimento, nonché sull'approfittamento di una tale situazione da parte dell'ente datore di lavoro. Per il Collegio manca del tutto la prova dell'individuazione dei soggetti che avrebbero impedito al ricercatore di fruire del suo fondamentale diritto, essendo ad ogni modo palese che il ricorrente, proprio in qualità di ricercatore, avrebbe dovuto autonomamente determinarsi il proprio tempo di lavoro, ferie comprese. In sostanza, chiosa la Corte, i ricercatori «sono gli esclusivi responsabili della programmazione dei propri piani ferie».


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