Studenti e ricercatori

Anvur: crescono le immatricolazioni e i laureati occupati

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Non è una novità: l'Italia continua a investire poco in ricerca e sviluppo. Pur se con qualche leggero aumento, spende quasi la metà rispetto agli altri paesi dell'Ocse e dell'Europa. Non mancano però i dati positivi, come l’aumento de giovani laureati. A fotografare lo stato di salute della ricerca e dell’università italiana è l’ultimo rapporto anticipato da Scuola24 dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) presentato ieri.

L’Anvur nel suo rapporto conferma che la spesa per la ricerca è ancora bassa, pari all'1,32% del Pil, a fronte del 2,36% della media dei paesi Ocse e dell'1,95% per la media dei Paesi Ue, mentre quella per la formazione terziaria in rapporto al Pil è pari a meno di 2/3 di quella media dei paesi Ocse (0,96% rispetto all’1,55%). L’Italia è al 34esimo posto nella
classifica dei paesi per numero di ricercatori per mille abitanti, ma tocca l'ultima posizione se si considerano i docenti universitari sotto i 40 anni. La quota di pubblicazioni scientifiche ci vede nella classifica mondiale ottavi con il 3,9% delle pubblicazioni.C’è poi una ripresa nel numero dei laureati tra i 25 e 34 anni, tornato ai livelli del 2008-09, con un +2,7% nell’ultimo triennio. Sale anche il tasso di occupazione dei giovani laureati (+4,3%) e delle immatricolazioni all’università arrivate nel 2017/2018 a quota 291mila, l’8,2% in più rispetto al minimo del 2013/14. Desta invece qualche perplessità la proposta lanciata dal ministro del Miur, Marco Bussetti, di istituire un'Agenzia Nazionale della Ricerca. Una proposta che il Gruppo 2003 per la ricerca scientifica sostiene da tempo, ma con caratteristiche diverse da quelle che sembrerebbe considerare viale Trastevere. Per il Gruppo, l'Agenzia dovrebbe accorpare e gestire non gli enti, ma tutti i fondi destinati alla ricerca competitiva, mentre per il ministro dovrebbe svolgere un ruolo di coordinamento unico degli enti di ricerca.


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