Pianeta atenei

Più professionisti in cattedra, il primato del diritto

di Eu. B.

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È ordinario, appartiene all’area delle scienze giuridiche, insegna procedura civile o diritto amministrativo: ecco l’identikit del professionista italiano che lavora anche all’università. A fornirlo è un altro capitolo del rapporto biennale Anvur. Stavolta interamente dedicato al rapporto tra atenei e ordini.

Le pagine racchiudono e riassumono un’analoga pubblicazione diffusa a dicembre dalla stessa Agenzia di valutazione dell’Università e della ricerca. Nel provare a calcolare il peso che i professionisti hanno nei ruoli accademici il documento si focalizza sui rapporti a tempo definito. Che sono il 6,2% contro il 93,8 del tempo pieno. La quota più ampia di trova tra gli ordinari: il 7,4 cento (in aumento rispetto al 6,3 del 2010) contro il 5,3 degli associati e il 6,4 dei ricercatori confermati.

Tra gli ambiti disciplinari a farla da padrone sono le scienze giuridiche. Qui più di un ordinario su tre vanta un rapporto a tempo definito. Nettamente distanziate le altre due piazze del podio dove si collocano scienze economiche e statistiche (11,7%) e il gruppo ingegneria civile e architettura (8,1%). Passando ai singoli settori concorsuali si assiste quasi a un monocolore di diritto. Con in testa processuale civile (67,9% degli ordinari a tempo definito), seguito da amministrativo, commerciale, privato e processuale penale. Prima disciplina non giuridica economia aziendale, sesta con il 23,6 per cento.


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