Pubblica e privata

In arrivo un fondo ad hoc per la space economy

di Celestina Dominelli

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La prima sfida, partita qualche giorno fa, è il bando di gara ItalGovSatCom che punta a creare un partenariato pubblico-privato per sviluppare un sistema satellitare innovativo per comunicazioni sicure destinate a servizi istituzionali (dalla protezione civile ai beni culturali, alla sorveglianza marittima), che sarà sostenuto per buona parte da risorse pubbliche (Fondo di coesione e fondi regionali) e per il 45% da finanziamenti privati. Poi, a settembre, l’avvio del primo fondo ad hoc per la space economy italiana. A conferma della strategicità di un settore che vale in Italia, nel suo complesso, 1,6 miliardi e che ha il suo perno nell’Asi (l’Agenzia Spaziale Italiana), giunta quest’anno al suo trentesimo anniversario, che sarà celebrato oggi nel corso di una cerimonia a cui parteciperà anche il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti.

«Con questo bando - spiega al Sole 24 Ore il presidente dell’Asi, Roberto Battiston - entra in fase di attuazione il piano strategico nazionale “Space Economy”, presentato ad agosto 2016, che prevede un investimento di circa 4,7 miliardi. In questo modo, si fa progredire la nostra industria e si recupera una parte di fondi regionali fatti convergere su un programma nazionale. L’obiettivo è arrivare a una filiera di servizi operativi per diversi buyer e agenzie istituzionali che si impegnano ad acquisire un certo tipo di dati». Così gli accordi con gli utenti finali “copriranno” l’investimento necessario a costruire la nuova “architettura” satellitare.

Questo, però, non è l’unico snodo che attende la space economy italiana. Subito dopo l’estate, è in rampa di lancio un fondo ad hoc con una dote iniziale di 80 milioni (il 30% dei quali garantiti da privati), che farà leva sull’attrattività del settore, in grado di assicurare, chiarisce Battiston, «ritorni significativamente superiori a quelli tipici di un titolo di Stato o dei mercati borsistici tradizionali». L’Italia, prosegue, «sarà il secondo paese in Europa, dopo l’Inghilterra, a dotarsi di una capacità del genere entro il 2018 e saremo operativi per fine anno. L’Agenzia investirà nel fondo, ma avrà anche il ruolo cruciale di selezione dei progetti che usufruiranno dei finanziamenti». Un modo, insomma, per avvicinare potenziali investitori a un settore che vanta una redditività non trascurabile. Basti citare un dato su tutti: se si considera, infatti, il sostegno dell’Asi all’Agenzia Spaziale Europea (di cui l’Italia è il terzo contributore con 2 miliardi investiti dal 2014 al 2017), il ritorno nel triennio per il sistema paese è stato di 170 milioni di euro. Per ogni euro investito, dunque, il beneficio è stato di 1,12 a fronte, per esempio, dello 0,97 della Francia o dello 0,98 della Germania. Senza contare poi che, nell’ambito dei programmi della Commissione Europea, l’Italia ha ottenuto un sovra-ritorno del 4 per cento, pari a 276 milioni di euro, rispetto al suo contributo al budget Ue.

Finora, dunque, il settore ha macinato numeri da primato, grazie soprattutto all’Asi che, in stretta sinergia con l’industria e le istituzioni, ha impresso la spinta decisiva. E ora, attraverso la collaborazione con la SDA Bocconi School of Management, l’Agenzia punta a passare al radar il comparto. «Spesso - chiosa Battiston - la space economy viene identificata con grandi nomi come Elon Musk o Richard Branson. Ma così si trascura un intero tessuto economico fatto per lo più di piccole e medie imprese. Lo studio che abbiamo avviato con la Bocconi mira a identificare le caratteristiche e le regole dell’economia dello spazio che sono diverse da quelle di altri settori. E bisogna capirle bene per anticiparne gli sviluppi».


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