Studenti e ricercatori

Sud in piena «migrazione» accademica: uno studente su 4 va al Nord

di Eu. B.

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Universitario: emigrante? È la domanda che, parafrasando il tormentone con cui Massimo Troisi veniva accolto in Ricomincio da tre, gli studenti meridionali rischiano di sentirsi porre con sempre più frequenza. Almeno a giudicare dai numeri diffusi dalla Svimez ieri. L’anno scorso uno su quattro si è spostato per iscriversi all’università. Nella stragrande maggioranza dei casi verso il Nord e senza tornare indietro una volta presa la laurea.. 

La «migrazione accademica»
È la formula che l’associaizone per lo sviluppo del Mezzogiorno ha coniato per descrivere un fenomeno che non accenna a diminuire. Dei 685 mila ragazzi meridionali iscritti a un corso di laurea nell'anno 2016-2017, sono circa 175mila quelli che hanno fatto la scelta di spostarsi dalla terra d'origine, la stragrande maggioranza, circa 153mila, per andare a studiare in un ateneo dell'Italia centrale e settentrionale. Le regioni meridionali con i maggiori flussi in uscita sono la Sicilia e la Puglia, con oltre 40 mila giovani che vanno al nord, ma è fuga anche da Basilicata, Calabria e Molise. Quelli che invece hanno fatto la strada in senso inverso, andando a studiare nel meridione, sono appena 18mila, nemmeno il 2 per cento. Con una perdita secca in termini di consumi (pubblici e privati) che la Svimez quantifica in 3 miliardi l’anno.

L’analisi della Svimez
«È evidente che la perdita di una quota così rilevante di giovani ha, già di per sé, un effetto sfavorevole sull'offerta formativa delle università meridionali», rileva il direttore Svimez, Luca Bianchi, che aggiunge: «Ben più gravi, tuttavia, sono le conseguenze sfavorevoli che derivano dalla circostanza che, alla fine del periodo di studio, la parte prevalente degli studenti emigrati non ritorna nelle regioni di origine, indebolendo le potenzialità di sviluppo dell'area attraverso il depauperamento del capitale umano».


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