Studenti e ricercatori

Con 8 mesi di ritardo arrivano i fondi statali per le borse di studio

di Eu.B.

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Le borse di studio si confermano croce e delizia dell’università italiana. Il ministero dell’Istruzione ha pubblicato il decreto che distribuisce il Fondo integrativo statale (Fis) 2017. Una delle tre gambe su cui si regge il finanziamento dei sussidi agli studenti insieme ai fondi regionali e ai proventi della tassa sul diritto allo studio. Contestualmente sono stati aggiornati gli importi delle borse di studio e le soglie massime per accedere ai benefici (la soglia Isee passa da 23.000 a 23.253 euro, quella Ispe da 50.000 a 50.550).

Gli effetti del ritardo
Una duplice buona notizia che non risolve però i problemi di sottofinanziamento e di tempistica che caratterizza il diritto allo studio. Come sottolineano le associazioni studentesche. Elisa Marchetti, coordinatrice nazionale dell'Udu, stigmatizza gli otto mesi di ritardo con cui il decreto è arrivato.E ricorda come «anche in regioni dove non era mai successo (ad esempio l’Emilia Romagna) alcuni atenei hanno dovuto anticipare o, addirittura, stanziare direttamente i fondi per poter garantire la copertura totale delle borse».

Gli idonei senza borsa
L’Udu torna poi sul problema dei 7.500 idonei ancora senza borse. I 6 milioni aggiuntivi sul Fis, dovuti alla mancata attivazione delle superborse, non bastano. «Servirebbero ulteriori 150 milioni di euro da parte dello Stato. Negli ultimi dati a disposizione, quelli dell’anno accademico 2016/2017, - aggiunge Marchetti - gli idonei non beneficiari, che non hanno mai ricevuto la borsa di studio per mancanza di fondi, in Italia sono ancora 7.500, distribuiti tra Calabria, Campania, Molise e Sicilia. Già dall'anno accademico 2017/2018, però, considerata questa ripartizione, la situazione si sta rivelando ancor più critica». 

La distribuzione in base al fabbisogno
Pur sottolineando «una migliore ripartizione tra le regioni rispetto al passato, aiutando quelle che negli anni hanno visto aumentare gli idonei alla borsa» l’Udu mette nel mirino il sistema di distribuzione della quota premiale che, come si legge nel decreto, è al 5% ma può arrivare al 15% «qualora l’incidenza complessiva della spesa per studenti idonei sostenuta dall’insieme delle regioni che accedono alla quota premiale superi il 60% del totale della spesa per studenti idonei sostenuta da tutte le regioni». Questo sistema secondo Marchetti ha creato «vari squilibri che rischiano di accentuarsi anche nel caso di un completo finanziamento». Da qui la richiesta di rimuovere la quota premiale «per evitare che scelte politiche regionali possano ricadere sulle spalle degli studenti». Con annessi un paio di esempi. Il primo è che è scattata «la clausola di salvaguardia (una regione non può ricevere meno dell'80% di quanto ricevuto l’anno precedente) per ben 4 regioni: Lazio, Lombardia, Piemonte e Valle d'Aosta». Il secondo è che «altre regioni hanno visto un consistente aumento: la Sicilia vede quasi raddoppiato il proprio finanziamento (da 13 milioni euro a quasi 26 milioni, +95%), mentre la Sardegna vede un aumento del 47% (+3,6 milioni) e la Calabria del 41% (+3,8 milioni)».


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