Pianeta atenei

Il rebus irrisolto delle «telematiche»

di Eu.B.

Digitalizzare le università italiane significa inevitabilmente sciogliere il rebus delle “telematiche”. E ne sembra consapevole anche la maggioranza gialloverde che nel contratto di governo, da un lato, dichiara che «sarà incentivata l’offerta formativa on line e telematica delle università statali attraverso finanziamenti finalizzati». Mentre, dall’altro, promette che sarà «meglio regolamentata l’offerta formativa delle università telematiche private».

La prima occasione ci sarà già nelle prossime settimane. Quando si tratterà di capire se il comitato tecnico, insediato dalla ministra Valeria Fedeli prima di lasciare viale Trastevere, inizierà effettivamente a riunirsi e così partorire realmente entro settembre una proposta di regolamento sui criteri e i requisiti per l’accreditamento dei corsi universitari a distanza. Un atto atteso da 15 anni.

La loro storia comincia con la finanziaria del 2003 che avviava anche in Italia l’era dell’e-learning: il decreto Moratti-Stanca che la definiva arrivò qualche mese dopo. Da allora si sono succeduti mini interventi ministeriali fino al 2013 quando una commissione di studio del Miur ha chiesto una severa revisione della materia. Che è arrivata a fine 2016 con il decreto 987. In maniera ambivalente però. Pur inasprendo i criteri sul rapporto professori/studenti e sui docenti a contratto lo stesso provvedimento rimandava la sua applicazione al 2019.

Nel frattempo gli 11 atenei telematici italiani hanno visto crescere i flussi in entrata e in uscita. Come confermano le statistiche del ministero dell’Istruzione. Prendiamo l’ultimo quinquennio. Nel 2012/2013 si contavano 2.700 immatricolati ma nel 2016/2017 avevano già superato gli 8.800.  Analogo il trend degli iscritti complessivi, che sono saliti da 43 a 75mila, e dei laureati, che nell’arco di un lustro sono saliti da 4.097 a 6.991.

Il passaggio dal vecchio al nuovo governo ha rallentato la macchina. Che andrà riaccesa in fretta dal ministro se si vuole rispettare la dead line di settembre. Si partirà dalla proposta avanzata dall’agenzia di valutazione (Anvur) guidata da Paolo Miccoli. Che punta a un adeguamento meno che proporzionale dei docenti degli atenei telematici, con soluzioni separate per i corsi di laurea di primo livello rispetto alle magistrali e ai cicli unici, in cambio di un rafforzamento dei tutor. Sia in termini di titoli di studio richiesti che di contratti applicabili. Un compromesso tecnico che è già sul tavolo. A Bussetti l’onere di convocarlo.


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