Studenti e ricercatori

Stop di Palazzo Spada al dottorato come «titolo» per lavorare nella Pa

di Marzio Bartoloni

Frenata del Consiglio di Stato sul dottorato come titolo di studio per accedere ai «più elevati profili professionali delle pubbliche amministrazioni». Lo stop di Palazzo Spada - contenuto nel parere relativo alla bozza di decreto di modifica del regolamento del 2013 - non è però nel merito, quanto nel fatto che questa modifica doveva arrivare per legge. Il Miur ora dovrà rimettere mano al testo prima del suo via libera finale prendendo in considerazione anche gli altri rilievi.

La frenata di Palazzo Spada
Negli scorsi giorni il Consiglio di Stato ha mosso una serie di rilievi sullo schema di decreto che modifica il regolamento (n.45 dell’8febbraio 2013) per l’accreditamento delle sedi e dei corsi di dottorato. Il più importante riguarda la definizione del dottorato come qualificante per i «più elevati profili professionali delle pubbliche amministrazioni». Il Consiglio di Stato osserva che le finalità del dottorato sono definite nella legge 210/1998, e non possono essere ridefinite per via regolamentare. Su questo punto i giudici amministrativi non si esprimono dunque nel merito contro la valorizzazione del dottorato nei concorsi per la pubblica amministrazione, ma indicano invece la necessità di un intervento del legislatore. A parte questo punto decisivo nel suo parere in primo luogo Palazzo Spada sottolinea come la relazione tecnica sia priva della validazione da parte della Ragioneria Generale dello Stato del ministero dell'Economia, necessaria per la formulazione di un parere definitivo.

Gli altri rilievi
Una seconda serie di critiche si appunta sulla definizione dei destinatari dell'intervento normativo e sulla loro consultazione. Il Consiglio di Stato rimprovera infatti al Miur il mancato inserimento delle università, degli enti di ricerca, delle imprese e delle pubbliche amministrazioni tra i destinatari indiretti della normativa. Una impostazione, questa, che conferma l’alta potenzialità del dottorato di ricerca, e la necessità di una compiuta valorizzazione del titolo anche oltre la carriera accademica, nella pubblica amministrazione e nel settore privato. Su questo punto il Miur evidenzia il coinvolgimento di Adi e Anvur nella definizione della normativa, e il Consiglio di Stato raccomanda di documentare modalità ed esiti della consultazione. Infine Palazzo Spada raccomanda al Miur di definire in maniera più precisa i criteri di valutazione e definirli in rapporto alla natura del percorso di ricerca, definendo più chiaramente le tipologie di dottorato industriale, internazionale e intersettoriale, chiarendo le modalità di convenzione con le imprese e quelle per cui differenti atenei o enti di ricerca possono collaborare nell'istituzione di dottorati internazionali e intersettoriali.

Le reazioni dei dottorandi
Dai giovani ricercatori arriva la delusione per la frenata di Palazzo Spada sulla spendibilità del titolo nella Pa, anche se sottolineano come gli stessi giudici chiedano un intervento legislativo. «Quella del Consiglio di Stato è una richiesta in linea con quelle di Adi, che proprio lo scorso marzo ha presentato una proposta articolata per valorizzare il dottorato di ricerca nell'accesso ai più alti profili della Pa», avverte Andrea Claudi dell’Associazione dottorandi e dottori di ricerca. «Il Consiglio di Stato accoglie invece con favore il ripristino della proroga annuale, confermando le ragioni di Adi nelle numerose richieste al Miur in tal senso, e la definizione di tempi certi per la valutazione e discussione della tesi di dottorato». Adi infine si associa ai rilievi del Consiglio di Stato, chiedendo che la valutazione dei corsi di dottorato includa la didattica erogata e definisca i corsi necessari a qualificare un percorso di formazione alla ricerca. «Per quanto riguarda la valutazione della ricerca, chiediamo che i criteri adottati siano rispettosi delle specificità dei corsi di dottorato, e che sia evitato il ricorso a complessi indici numerici», conclude Claudi.


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