Studenti e ricercatori

No a soluzioni semplicistiche sulle specializzazioni mediche

di Niccolò Del Zan*,Riccardo Corradini** e Riccardo Sala***

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I rettori delle università di Firenze, Pisa e Siena hanno stilato un documento programmatico sul rinnovo della formazione medica : seguendone la traccia, abbiamo discusso le loro affermazioni e formulato un'analisi complessiva, sapendo che oggi, soluzioni semplicistiche, potrebbero andare a danneggiare l'intero percorso formativo per diventare medici.

1.Numero programmato al corso di Laurea di Medicina e Chirurgia deve prevenire l'imbuto formativo per rispettare le stime di domanda di salute e l'effettivo sbocco professionale: cosa significa?
Il primo punto afferma l'importanza di regolare l’accesso agli studi in Medicina in funzione della domanda di salute stimata dai territori: questo punto è chiave nel garantire la sostenibilità del Ssn e l’erogazione dei suoi servizi negli anni a venire.
Due sono però gli aspetti problematici del calcolo delle esigenze proposto in questo primo punto: prima di tutto, la base regionale dell'assetto sanitario ed i fondi messi a disposizione dagli enti locali per le borse Ssm non possono far perdere di vista l'esigenza di un'equità nazionale in ogni aspetto del progetto sanitario, incluso quello formativo: le borse regionali riservate ai residenti denunciano l'assenza di una programmazione nazionale efficace che sappia tener conto del bisogno di salute della popolazione e degli spostamenti legati a motivi sia di studio sia di assistenza sanitaria. In un sistema formativo con accesso nazionale tanto al corso di studi quanto alla specializzazione, il campanilismo nell'erogazione dei contratti agli specializzandi è un controsenso da combattere con un adeguato finanziamento statale. lo abbiamo sempre detto e sempre continueremo a dirlo: la programmazione sanitaria in termini di accesso alla formazione deve essere calibrata attraverso una seria e meticolosa revisione delle esigenze su scala nazionale. Molto bello che le regioni virtuose intraprendano tale percorso, ma che sia da esempio per una programmazione di ampio respiro che coinvolga l'Italia tutta. In secondo luogo, il calcolo delle esigenze, e la sua ripercussione sul calcolo dei posti messi a disposizione nelle facoltà di medicina e chirurgia, ha risultati profondamente differenti, a seconda che venga fatto sulla base delle esigenze presenti, che porterebbero ad un inaccettabile restringimento del numero chiuso, oppure se si basa sulle esigenze di medio/lungo periodo, dunque del numero dei medici negli ospedali nei prossimi dieci anni, in cui la riduzione di organico sarà sempre più allarmante.

2. Nella sua formulazione il test di ingresso al Corso di Laurea in Medicina e Chirugia deve intercettare i diplomati delle Scuole Superiori più adatti e motivati alla professione:
La domanda da porsi, e che ci si pone da anni in verità, è in che modo sia possibile intercettare e valutare la motivazione ed un eventuale aspetto vocazionale del giovane che sta uscendo dalle scuole superiori. È centrale dunque mettere in discussione il sistema di selezione all’accesso al corso di laurea,in primis, perchè, il numero chiuso, come strumento di selezione di alcuni e di esclusione di altri, oggi lede fortemente l'accesso di studenti e studentesse al corso di laurea prescelto, ed è dunque necessario interrogarsi anche su questo, piuttosto che parlare di valutazione della vocazione.
Inoltre, ci domandiamo se oggi il test scritto a crocette non sia in qualche modo limitante in tal senso, partendo dal presupposto che l'unico metro di valutazione, rispetto al campo motivazionale, sia proprio la scelta del singolo studente. Una parte dell'iniziativa dovrebbe concentrarsi, dunque, sul chiedersi se il test effettivamente riesca a scegliere i professionisti più motivati o se, invece, proprio per la sua stretta selezione non favorisca unicamente chi è più bravo (o fortunato) nei test a crocette.

3. Corso di Laurea in medicina e chirurgia deve essere meno nozionistico e più professionalizzante. Nella sua ultima parte deve acquisire valenza di orientamento verso gruppi omogenei di specialità indirizzare verso le tre branche principali, al fine di semplificare la scelta della specializzazione
Al terzo punto i rettori sostengono la necessità di una formazione effettivamente professionalizzante e che sappia orientare gli studenti alla fine del loro percorso. Un radicale ammodernamento nell'impostazione delle attività formative, sia frontali sia di tirocinio, è quantomai urgente: una didattica attuale, funzionale ed evidence-based, in cui le nozioni siano lo strumento del ragionamento clinico e non il fine da perseguire, è ciò che deve essere intrapreso. Le attività di tirocinio, troppo spesso ridotte alla mera osservazione passiva, devono procedere per obiettivi mirati e con un sistema di tutoraggio in grado di insegnare e verificare abilità pratiche e applicative: in quest'ottica il periodo della specializzazione acquisisce valore, svuotandosi di eventuali momenti di riempimento di pregresse lacune formative pratiche. Il corso di studi in Medicina deve rendere il futuro medico pienamente capace e a proprio agio nella gestione delle principali problematiche generali di salute e di prevenzione: in quest'ottica critichiamo la possibilità che già durante il corso di laurea ci si indirizzi formalmente verso la branca clinica piuttosto che chirurgica o dei servizi. Quella del medico è una figura a tutto tondo che va preservata nella sua complessità, poiché uno e complesso è il paziente che ci si trova di fronte alla prima visita.

4. Abolizione del tirocinio post laurea ed esame di stato: la laurea in Medicina e Chirurgia deve essere abilitante.
Da anni ribadiamo la necessità di un percorso formativo abilitante, e fa piacere registrare la sintonia delle università toscane: l'ottica però è nazionale, e l'esame di Stato recentemente riformato dal Ministero è per noi una soluzione solo temporanea, che accorcia i tempi ingiustamente dilatati di oggi, ma non li annulla come dovrebbe. Ribadiamo quindi la necessità di un omogeneizzazione della formazione pratica del corso di studio in medicina e chirurgia che fornisca ad ogni studente futuro medico, da nord a sud, gli stessi strumenti tecnico-pratici in grado di inserirlo armoniosamente all'interno del percorso di specializzazione, indipendentemente dal luogo in cui verrà assegnato con il concorso nazionale.Riteniamo fondamentale che a partire dal punto programmatico elaborato dai rettori delle università della toscana sia necessario intraprendere una profonda revisione del Regolamento appena emanato dal Ministero e che tutti coloro che oggi propongono una vera e propria laurea abilitante abbiano un ruolo centrale nel richiedere al Ministero che essa venga effettivamente realizzata.

5.Analisi delle condizioni volte alla eventuale riconduzione della governance della formazione del medico di Medicina Generale all'Università, mediante l'individuazione di un curriculum specifico da studiare e attuare in condivisione con Fimmg, Simg, Fnomceo.
Riguardo al punto 5, la proposta delle Università, pur se sembra andare nella direzione che auspichiamo oramai da tempo, presenta alcune criticità importanti. Prima di tutto, non si tratta di “eventuale riconduzione della governance della formazione del medico di Medicina Generale all'Università” (il che presupporrebbe, comunque, prima di tutto l'attivazione di cattedre specifiche dell'insegnamento), quanto piuttosto di inserire, nel bando di specializzazione, anche le borse relative alla formazione in Mmg, che ad oggi soffrono di enormi disuguaglianze rispetto al trattamento salariale ed alle garanzie. Ricondurre semplicemente questo percorso nell'ambito universitario, significa rischiare di perdere la fondamentale vocazione territoriale della formazione Mmg. Sicuramente ciò comporta comunque una discussione aperta a tutti i soggetti in questione, compresa la cittadinanza stessa, non semplicemente un tavolo di discussione che rischia di produrre chiusure

6.Concorso di ammissione alle Scuole di specializzazione bandito a livello nazionale e per gruppi affini di specialità per selezionare i più portati per ogni specifico settore. Numero globale dei posti commisurato alla richiesta di salute e in grado di prevenire l'imbuto formativo.
Il punto sei pone uno spunto interessante, con la proposta di indirizzare la formazione medica per aree, non più per iperspecializzazioni. Realizzare un piano tanto ambizioso, senza coinvolgere Miur, parti sociali, specializzandi, ed in generale, i professionisti, ci sembra piuttosto difficile. Chiaramente siamo molto sensibili al discorso sui bisogni di salute, che non possono però essere, ancora una volta, calcolati esclusivamente basandosi sui pensionamenti, ma, ancora una volta, coinvolgendo tutti in una discussione generale sullo stato di salute e lo stato del Servizio sanitario.

7. Nelle Scuole di specializzazione formazione altamente professionalizzante e sul campo con partecipazione del Ssn con i suoi dirigenti, in qualità di docenti e tutors e presenza di specializzandi delle sue strutture
In questo caso il testo ribadisce alcuni concetti fondamentali della formazione medica, che deve necessariamente essere “sul campo”, e non solo chiusa nell'ambito dei policlinici universitari. Tale formulazione, però, mantiene ancora aperta la strada del “doppio canale”, che abbiamo denunciato più e più volte, e che sta riscuotendo crescente successo tra gli amministratori regionali, alle prese con servizi sempre più depotenziati ed a corto di personale. Su questo serve essere chiari, sì ad una formazione più territoriale, magari concertata e basata sul modello di servizio erogato, no ad una formazione specialistica erogata da enti diversi dalle università.

8. Condivisione e partecipazione con tutti i portatori di interesse: Miur, ministero della Salute, Conferenza Stato-Regioni, Crui, sindacati, Cun, Cnsu, Anvur, rappresentanze degli studenti e degli specializzandi.
Il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati è un passo fondamentale che da tempo richiediamo a gran voce a tutti i livelli, e che avrebbe dovuto essere centrale anche nell'elaborazione di questo piano programmatico: auspichiamo che questa prospettiva sia realmente fatta propria dal Ministero oltre che dagli atenei, e che finalmente si indaghino sul campo le necessità e le difficoltà di studenti, neolaureati e specializzandi. Ribadiamo quindi la nostra totale disponibilità a collaborare ad ogni livello, dal piano regionale a quello nazionale, con chiunque si occupi di politica sanitaria, formazione e lavoro, temi imprescindibili ed indivisibili, nell'ottica di una proficua condivisione dei futuri scenari.

* Specializzando, portavoce “Chi si cura di te?”
**Studente, responsabile Link - Area Medica
*** Studente, responsabile Link - Area Medica


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