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Specializzandi, è «adeguata» la remunerazione spettante ai medici prima della riforma del 2006

di Andrea Alberto Moramarco

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Gli obblighi di attuazione della normativa comunitaria in tema di adeguata remunerazione per la frequenza di scuole di specializzazione in medicina e chirurgia, derivanti dalle direttive Ce 75/362, 75/363 e 82/76, devono ritenersi adempiute dal legislatore italiano con il Dlgs 257/1991. Non rileva, invece, al riguardo il Dlgs 368/1999, che ha riformato l'ordinamento delle scuole di specializzazione con la previsione di un contratto di formazione specialistica e con un diverso sistema di remunerazione a decorrere dall'anno accademico 2006/2007. Pertanto, coloro che hanno frequentato una scuola di specializzazione dopo il decreto di riforma e prima dell'entrata in vigore della stessa non possono pretendere alcuna differenza retributiva. Ad affermarlo è la Cassazione che torna così a pronunciarsi sulla vicenda dei medici specializzandi, questa volta in relazione alla situazione economica per gli iscritti agli anni accademici successivi al 1998 e anteriori al 2006.


La vicenda
La controversia riguarda la posizione retributiva di un medico iscritto ad un corso di specializzazione per le professioni sanitarie nell'intervallo temporale tra il 1999 e il 2006, periodo cioè successivo al Dlgs 368/1999, di recepimento della Direttiva Cee 93/16, con il quale il legislatore italiano ha introdotto per i medici specializzandi il nuovo contratto di formazione specialistica a decorrere dall'anno accademico 2006/2007, ma precedente all'entrata in vigore del nuovo ordinamento delle scuole di specializzazione. Ritenendo il trattamento economico da lui percepito non giustificato alla stregua della disciplina comunitaria, il medico citava in giudizio la sua università, la Presidenza del Consiglio ed i vari ministeri interessati per chiedere la differenza rispetto a quello che i suoi colleghi iscritti dopo l'anno accademico 2006/2007 avevano percepito. In sostanza, per il medico il differimento di sette anni dell'entrata a regime della riforma avrebbe illegittimamente a lui causato un danno economico pari alla differenze retributive.
I giudici di merito, sia in primo che in secondo grado, accoglievano la domanda del medico affermando che lo Stato italiano ha recepito l'obbligo comunitario che impone il riconoscimento di una “adeguata remunerazione” soltanto appunto con il Dlgs 368/1999, sicché era legittima la pretesa risarcitoria di chi, come il ricorrente, aveva svolto la sua specializzazione nel lasso temporale precedente all'entrata in vigore della riforma delle scuole di specializzazione.


La decisione
La questione poi, su ricorso degli enti coinvolti, finisce in Cassazione dove i giudici di legittimità ribaltano la decisione non condividendo l'assunto dei giudici di merito. La tesi di questi ultimi, infatti, non coincide con quanto già affermato dalla stessa giurisprudenza di legittimità sul recepimento delle direttive comunitarie circa l'adeguata remunerazione per la frequenza delle scuole di specializzazione. Ebbene, afferma la Corte, l'adeguamento agli obblighi comunitari è avvenuto non con il Dlgs 368/1999, bensì precedentemente con la legge 428/1990 e il Dlgs 257/1991 con cui si è riconosciuto agli specializzandi una borsa di studio pari a 11.603,52 euro annui.
Con il Dlgs 368/1999, invece, il legislatore ha provveduto a riorganizzare l'ordinamento delle scuole universitarie di specializzazione «istituendo e disciplinando un vero e proprio contratto di formazione (inizialmente denominato “contratto di formazione lavoro” e successivamente “contratto di formazione specialistica”) da stipulare, e rinnovare annualmente, tra Università (e Regioni) e medici specializzandi, con un meccanismo di retribuzione articolato in una quota fissa ed una quota variabile, in concreto determinate da successivi decreti ministeriali». Per gli specializzandi degli anni accademici precedenti al 2006/2007, inoltre, il legislatore ha espressamente disposto che continuasse ad operare la precedente disciplina di cui al Dlgs 257/1991, «sia sotto il profilo ordinamentale che sotto il profilo economico». Sotto quest'ultimo aspetto, precisa il Collegio, l'importo della borsa «è da ritenersi di per sé sufficiente ed idoneo adempimento» degli obblighi comunitari, ragion per cui la richiesta del pagamento delle differenze retributive avanzata dal medico ricorrente non può ritenersi giustificata.


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