Studenti e ricercatori

Tra gli italiani che emigrano per lavoro prevalgono i laureati

di Eugenio Bruno

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Il laureato è mobile. E se è italiano lo è ancora di più. A confermarlo sono gli ultimi dati di Eurostat sull’occupazione (e la mobilità internazionale) dei cittadini europei in età da lavoro. Che ci pongono al di sopra della media Ue sia per livello di istruzione terziaria di chi emigra, sia per ritorno occupazionale.

Il tasso di mobilità internazionale
A volerli leggere in positivo i numeri pubblicati ieri da Eurostat dicono innanzitutto che la fuga di cervelli sta rallentando. La nostra forza lavoro che sceglie di emigrare resta infatti inferiore a quanto avviene nel resto d’Europa. A fine 2017 eravamo al 3,1 per cento nella classe 20-64 anni. Contro il 3,8 del Vecchio continente. In un range molto ampio, che va dall’1% della Germania al 19,7 della Romania. Dieci anni fa noi eravamo al 2,4 contro il 2,5 media.

Partono soprattutto i laureati
Il rapporto tra Italia e Unione europea si inverte se si passa a considerare il tasso di istruzione terziaria dei partenti rispetto ai residenti. Con il suo 32,5% l’Italia si colloca lievemente al di sopra della media Ue (32,4%). Ma è un dato che va letto in combinata con il nostro tradizionale ritardo nella fetta di popolazione che prosegue gli studi oltre il diploma. E, infatti, il tasso di laureati tra chi resta in Italia non arriva neanche al 20 per cento. Dunque, tendevamo e tendiamo ancora ad esportare manodopera altamente formata. Una situazione che ci accomuna a Germania e Francia - che partono però da tassi di laureati più alti - e ci allontana dai paesi che vedono partire soprattutto lavoratori con una formazione più bassa: Portogallo, Romania e Croazia su tutte.

All’estero occupazione più alta
Partire, almeno dal punto di vista occupazionale, conviene ancora. Nell’Ue in generale visto che il tasso di occupazione sale dal 72,1 di chi rimane in patria al 76,1% di chi emigra. E in Italia ancora di più: i nostri connazionali all’estero lavorano nel 75.6% dei casi contro il 62.3% di media dei residenti. Una forbice più ampia la troviamo solo in Grecia, Croazia e Spagna. Con tutte le considerazioni del caso anche in vista delle priorità del futuro governo e della futura maggioranza. Qualunque siano.


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