Studenti e ricercatori

Numero chiuso, rispunta il modello francese

di Eugenio Bruno

Se sulla “Buona Scuola” il passaggio di consegne dal vecchio al nuovo esecutivo coinciderà con una riscrittura della riforma, sull’università gli interventi potrebbero limitarsi a una manutenzione dell’esistente. In alcuni casi, ad esempio sul diritto allo studio e ancor di più sul numero chiuso, tirando fuori dal cassetto le proposte che erano già comparse durante la legislatura. E che ora potrebbero tornare d’attualità, seppure in una versione riveduta e corretta.

Si pensi ai corsi ad accesso programmato. Una realtà che nell’anno accademico 2016/2017 ha interessato circa 640mila studenti - di cui 415.179 per effetto della programmazione locale e 226.930 in virtù di quella nazionale - e che potrebbe assumere dimensioni ancora più rilevanti visto che, come confermato dai numeri qui in alto, i corsi ad accesso programmato saliranno dai 2.054 attuali a 2.077. Il tema è tornato d’attualità nei giorni scorsi quando il Tar Lazio ha cofnermato l’alt alla Statale di Milano che a settembre aveva introdotto i test di ammissione alle facoltà di Filosofia, Lettere, Scienze dei beni culturali, Scienze umane dell’ambiente, del territorio e del paesaggio, Storia, Lingue e letterature straniere. Salvo poi annullarli e ammettere con riserva tutti gli studenti iscritti dopo che i giudici amministrativi avevano disposto a fine agosto il primo stop con un’ordinanza cautelare.

Proprio i test sono finiti nel mirino dell’esecutivo “giallo-verde”. Come conferma il contratto di governo quando, alla voce università, annuncia «la revisione del sistema di accesso ai corsi a numero programmato». Come? «Attraverso l’adozione di un modello che assicuri procedure idonee a verificare le effettive attitudini degli studenti e la possibilità di una corretta valutazione». Parole che ricordano molto da vicino i propositi manifestati nel 2015 dall’allora ministra dell’Istruzione Stefania Giannini a proposito dei test di medicina. Che - nelle intenzioni del governo dell’epoca - avrebbero dovuto essere rivisti sulla base del modello francese: ammissione per tutti al primo anno e sbarramento ex post sulla base di esami e crediti. Quel progetto si è poi arenato dinanzi alla difficoltà di finanziare le innovazioni in agenda.

Da quel punto sembra ora intenzionato a partire anche il nuovo esecutivo, come conferma una fonte vicina al dossier, per rendere il test un filtro di qualità più che una barriera all’ingresso. Magari contaminando il sistema in vigore oltralpe con quello spagnolo che considera il quiz solo uno degli elementi da prendere in considerazione per selezionare gli aspiranti medici.

Altro campo di intervento le borse di studio. Che, come dimostrano i numeri pubblicati sul Sole 24 Ore di lunedì 21 maggio, l’anno scorso sono aumentate. Senza però riuscire a il fenomeno tutti italiano degli idonei senza borsa. Al momento se ne contano quasi 7.500. Per riuscirci bisognerà incrementare i fondi nazionali e regionali a disposizione degli atenei. Nella speranza - anche questa messa nera su bianco nel patto Lega-M5S - di vedere crescere i giovani laureati. Al momento infatti l’Italia è la vice-Cenerentola d’Europa dopo la Romania. E nella stessa direzione di rafforzare l’istruzione terziaria andrebbe anche l’atteso aumento della no-tax area sulle iscrizioni. Che al momento è totale fino a 13mila euro di Isee e parziale fino a 30mila. Almeno la prima verrebbe ampliata.

In continuità con la legislatura precedente - e ancora di più con quella ancora prima quando a viale Trastevere sedeva Mariastella Gelmini - si annuncia anche la volontà, in primis del Carroccio, di insistere sulla distribuzione meritocratica del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) delle università. Con due obiettivi di legislatura molto chiari, stando sempre ai ben informati: portare la quota premiale dal 22 al 30% e distribuire quella base al 100% in base ai costi standard. Resta da vedere come la prenderanno i rettori che hanno sempre posto come pre-condizione l’aumento delle risorse complessive in ballo.


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