Studenti e ricercatori

Stop al numero chiuso all’università e ai precari nella ricerca

di Mar.B.

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C’è anche un capitolo riservato al mondo dell’università e della ricerca nella bozza di contratto per il Governo a cui stanno lavorando le diplomazie di Lega e M5s. Due settori per i quali la possibile futura maggioranza - nel caso vada in porto l’Esecutivo - chiede una «inversione di marcia». Tra le proposte più significative c’è la «revisione del sistema di accesso ai corso a numero programmato» e il superamento della precarietà tra chi lavora negli atenei e negli enti di ricerca.

La sinergia con la Banca per gli investimenti
Secondo M5S e Lega per rendere davvero possibile questa inversione di marcia «sia il sistema universitario che il mondo della ricerca dovranno essere maggiormente coinvolti nello sviluppo scientifico e tecnologico del nostro Paese». In questo senso la bozza di contratto prevede una «sinergia» con la Banca per gli investimenti - la creatura a cui stanno lavorando i due movimenti - che avrà un ruolo per «assicurare maggiori fondi per incrementare il nostro livello di innovazione».

Stop al numero chiuso
Per pentastellati e leghisti occorre poi «incentivare l’introduzione di nuove norme per garantire al maggior numero possibile di studenti l’accesso ai gradi più alti degli studi». Tra le possibili misure per arrivare a questo traguardo c’è anche «la revisione del sistema di accesso ai corsi a numero programmato, attraverso l’adozione di un modello che assicuri procedure idonee a verificare le effettive attitudini degli studenti e la possibilità di una corretta valutazione». Infine c’è spazio anche per sollecitare la valorizzazione di docenti e ricercatori «assicurando adeguate condizioni lavorative, superando la precarietà che in questi anni ha coinvolto in misura sempre maggiore anche il mondo universitario e della ricerca»


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