Studenti e ricercatori

Ancora 7.500 «idonei» senza borsa di studio

di Eu.B. e Mar.B.

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C’è una strana figura che si aggira per le aule e i laboratori universitari di casa nostra. È l’idoneo non beneficiario di borsa di studio che continua a rappresentare un’anomalia tutta italiana. E che neanche l’aumento dei fondi stanziati, deciso da un paio di anni (circa 60 milioni aggiuntivi al Fondo integrativo statale), è finora riuscito a debellare fino in fondo. 

Secondo le ultime rilevazioni di Link- Coordinamento nazionale universitario, che sono ferme però all’anno accademico 2016/2017, sono 7.500 circa gli studenti che, pur avendo diritto al sostegno, non lo hanno ricevuto per incapienza dei fondi. Meno del passato (tre anni fa sfioravano i 40mila), ma sempre una macchia per il nostro sistema universitario. Il fenomeno tra l’altro si verifica soprattutto al Sud. A registrare lo squilibrio maggiore tra idonei è borsisti è la Calabria con il 67% di copertura. Alle sue spalle la Sicilia, ferma all’81,3%, e la Campania, poco sopra l’87. Ben più modesti i casi di scopertura al Nord con qualche centinaio di beneficiari non soddisfatti tra Lombardia e Veneto.

A livellare almeno in parte lo squilibrio Nord-Sud sul diritto allo studio giungono però i numeri sugli importi medi delle borse. Stando sempre al monitoraggio dell’associazione studentesca, gran parte delle regioni settentrionali si collocano al di sotto dei 3.020 euro medi. Fanalino di coda la provincia di Trento con 1.830 euro davanti ai “cugini” di Bolzano con 2.381. Al top invece la Basilicata con 3.756 euro.Una sproporzione che si spiega sia con il diverso ammontare dei fondi regionali a disposizione sia con le scelte più disparate sui requisiti di reddito e merito per avere l’aiuto.

A queste variabili “politiche” quest’anno rischiano di aggiungersene un altro paio. La prima è “corporativa” e interessa il nuovo sciopero degli esami che i docenti universitari hanno annunciato a partire da giugno. la ragione è sempre l’insoddisfazione per il recupero degli scatti di anzianità contenuto nell’ultima manovra. Ma a pagarne il prezzo potrebbero essere gli studenti che hanno già chiesto sessioni supplementari per evitare il rischio di perdere la borsa che è legata al raggiungimento di un certo numero di crediti. In questo senso una prima vittoria è stata conquistata dagli studenti nel Lazio dove l’ente regionale (LazioAdisu) ha assicurato che all’interno del bando per il prossimo anno prevederà una proroga dal 10 agosto al primo ottobre della scadenza per acquisire i crediti necessari al mantenimento della borsa qualora uno studente sia colpito dallo sciopero degli appelli.

L’altra ragione è “istituzionale”. O meglio “costituzionale” vista la recente sentenza della Consulta che ha smontato un pezzo importante della riforma del diritto allo studio. In particolare quella che provava a unificare in un solo ente regionale la gestione delle borse di studio. La materia - ha ricordato la Corte - è concorrente con le Regioni e quindi come si gestisce lo decidono loro. Si ritorna dunque all’attuale ginepraio di passaggi tra Stato, autonomie, enti per il diritto allo studio e atenei. Con l’effetto, denunciato dagli studenti, che le borse molto spesso arrivano ai ragazzi con un anno di ritardo. Risultato: le famiglie che avrebbero bisogno subito di aiuti economici sono costrette ad anticipare i soldi, se non addirittura a rinunciare di far studiare i figli.


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