Studenti e ricercatori

Il Cnr e gli altri big europei della ricerca chiedono più fondi nel prossimo piano Ue

di Mar.B.

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Più fondi a ricerca e innovazione per il bilancio Ue 2021-2027. È quanto Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e altri importanti enti pubblici di ricerca di Francia (Cnrs), Germania (Helmoltz e Leibniz) e Spagna (Csic) chiedono nel Manifesto «Multiannual Financial Framework (Mff) for Research & Innovation», presentato ieri al Cnr. Nato a Bruxelles su iniziativa del Cnr, il manifesto evidenzia la necessità di maggiori investimenti alle attività di ricerca e sviluppo nel prossimo bilancio dell'Ue. La Commissione europea al momento ha proposto che nel budget 2021-2027 le risorse per la ricerca aumentino fino a 100 miliardi, rispetto ai 70 miliardi del corrente periodo di programmazione finanziaria.

Durante l’incontro al Cnr il Gruppo 2003, l’associazione che riunisce ricercatori italiani di primo piano a livello internazionale, ha lanciato anche due iniziative: un pacchetto di idee e un rapporto sullo stato dell'arte della ricerca. «Dobbiamo convincere i politici dell'importanza della ricerca scientifica anche come ricetta per il miglioramento dell'economia del Paese», ha detto il presidente del Cnr, Massimo Inguscio. Nel frattempo si lavora anche al libro bianco che, ha precisato presidente del Gruppo 2003 Nicola Bellomo, «non intende essere un insieme di lamentele perchè è inutile piangersi addosso». Il libro bianco, ha proseguito, sarà «piuttosto un pacchetto di idee da suggerire alla politica per accompagnare la ricerca italiana ad ottenere più finanziamenti in Europa e ad utilizzarli meglio». Il quadro della situazione in cui versa la ricerca scientifica italiana è stato tracciato da Mario Pianta, docente di Economia Politica dell'Università Roma Tre: fondi ridotti di 1,2 miliardi (il 20%), il 20% in meno di docenti universitari, meno il 9% di finanziamento agli enti pubblici di ricerca, spesa pubblica per l'istruzione universitaria ferma allo 0,4% contro lo 0,7% della media europea. La sola classifica europea nella quale si primeggia, e non c'è purtroppo da vantarsi, è quella del numero dei ricercatori che hanno lasciato il loro Paese di origine per lavorare all'estero: in Europa lo hanno fatto in 35.000 e quelli italiani sono ben 11.000.


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