Studenti e ricercatori

Battiston per altri 4 anni in sella alla space economy da 1,6 miliardi

di Marzio Bartoloni

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La ricerca nello spazio e il suo preziosissimo indotto - la sempre più ricca space economy - potrà affidarsi per altri 4 anni sul lavoro del fisico Roberto Battiston. Che è stato appena confermato con una nomina in extremis da parte della ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca Valeria Fedeli alla presidenza dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), l’ente che gestisce 500 milioni di fondi pubblici all’anno e che è il cuore di un indotto economico che nel nostro Paese vale 1,6 miliardi.

Il nostro Paese da diversi anni è uno dei leader mondiali nello spazio: è il terzo contributore dell’Agenzia spaziale europea (Esa), che coordina i progetti dei 22 Stati membri, e il sesto paese per produzione di articoli scientifici più citati nel campo delle scienze spaziali. E vanta ottime performance nella conquista dei fondi per la ricerca messi in palio dalla Ue: nel periodo 2014-2017 (dati di medio-termine della programmazione 2014-2020 del programma Horizon), l’Italia ha ottenuto un sovra-ritorno di 276 milioni di euro. Considerando che la contribuzione italiana al bilancio del piano Ue è stata di circa il 12%, il sistema spaziale italiano ha ricevuto indietro un 16%, mettendo in sostanza a segno un più 4 per cento. Ci sono «molti progetti in sviluppo e altri da lanciare» e la continuità di esercizio per l’Asi è «positiva, costruttiva e utile perché permette di proseguire lungo la strada intrapresa finora», ha spiegato Battiston subito dopo la notizia della sua conferma al vertice dell’Agenzia.

I numeri dicono che l’economia dello spazio in Italia vale, nel suo complesso, 1,6 miliardi vantando una filiera che va dalla capacità di costruire satelliti alla loro messa in orbita con i lanciatori sviluppati insieme all'Esa in Europa fino alla trasmissione a terra dei dati e al loro sfruttamento per svariate applicazioni industriali e tecnologie innovative per il mercato. Secondo un’indagine condotta dall’Asi il settore è caratterizzato per l’80% da Pmi (passate in tre anni da 476 a 578), con un predominio di occupati e fatturato nelle grandi aziende (in particolare Leonardo con le sue joint venture Telespazio e Thales Alenia Space) e ha vissuto una crescita costante: in tre anni, l'incremento occupazionale è stato del 3%, con quasi 6300 lavoratori specializzati. Tutto questo per Battiston dimostra come «la nostra industria sia attiva, agile e pronta a cogliere opportunità».

Nato a Trento nel 1956, sposato, quattro figli, Battiston è ordinario di fisica sperimentale all’università di Trento. Dopo la laurea in Fisica alla Scuola Normale di Pisa, si è perfezionato in Francia, all’Ecole Normale Superieure, e nel 1982 ha conseguito il dottorato presso l’Università di Parigi IX, Orsay. Nel 1993 è diventato ordinario di fisica generale nell’università di Perugia e da 20 anni è attivo nel settore spaziale, in particolare nella ricerca sui raggi cosmici. Nel 1994, con il Nobel Samuel Ting, ha proposto l'esperimento Ams (Alpha Magnetic Spectrometer), il “cacciatore di antimateria” installato dal 2011 all'esterno della Stazione Spaziale Internazionale. La conferma di Battiston arriva dopo la selezione effettuata dal comitato di esperti nominata dal Miur (coordinato da Lamberto Maffei vicepresidente dell’Accademia nazionale dei Lincei e con Fabiola Gianotti, direttore generale del Cern, tra i membri) che ha selezionato una terna di candidati lo scorso 18 aprile. La ministra Fedeli ha poi firmato il decreto di nomina di Battiston che ora sarà trasmesso alle Camere.


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