Studenti e ricercatori

Dall’Unione Europea arrivano 115 milioni a sostegno delle industrie «bio-based»

di Roberto Nicchi

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Lo sviluppo tecnologico a servizio dell'industria del futuro non può prescindere dalla lotta all'inquinamento. Sono sempre di più le industrie che, anche se non originariamente concepite come «bio-based», tentano di approcciarsi a tale filosofia. Per sostenere questa rivoluzione «green» l'Unione Europea, per mezzo del programma quadro Horizon 2020, ha aperto lo scorso 11 aprile le iscrizioni alla call «H2020-BBI-JTI-2018». Il bando, per cui è stato stanziato un budget di 115 milioni, è costituito da 21 topic suddivisi per quattro principali orientamenti strategici: materie prime, processi industriali, prodotti innovativi e assorbimento del mercato. La deadline per l'invio delle domande di partecipazione è fissata al 6 settembre 2018.


Trattamento delle materie prime, stanziati 14 milioni
Sono due i topic strettamente correlati alla produzione e al trattamento delle materie prime. Nel primo caso l'obiettivo da raggiungere sarà il miglioramento delle procedure di trattamento, conservazione e mobilizzazione delle biomasse locali, dalla zona di produzione fino alle fasi di bio-raffinazione, riducendo al minimo le perdite sia in termini di quantità che di qualità delle materie prime stesse. Il secondo topic è invece incentrato sullo sviluppo di soluzioni per la trasformazione dei rifiuti organici urbani misti in materie prime sostenibili per l'industria a base biologica. In entrambi i casi è previsto un budget iniziale di 7 milioni.


Circa 33 milioni per i 9 topic legati al miglioramento dei processi industriali
Gli aspetti da migliorare nel settore dell'industria «bio» non sono pochi. Come, ad esempio, i processi di estrazione e di produzione di composti specifici derivanti da flussi residui di acquacoltura, pesca e industrie di trasformazione di biomassa acquatica. Oppure lo sviluppo di procedimenti in grado di valorizzare gli zuccheri derivanti dall'idrolisi delle frazioni cellulosiche della biomassa lignea in modo da aumentare la redditività di una bioraffineria. Tra le altre tematiche a disposizione dei ricercatori troviamo la ricerca di sistemi per il miglioramento delle prestazioni dei biocatalizzatori e l'introduzione di nuove tecnologie per lo spappolamento delle biomasse. Si potranno presentare proposte per l'elaborazione di microrganismi resistenti agli inibitori e impostare i successivi processi di fermentazione di materie prime di tipo agricolo, forestale, acquatico o biodegradabili su scala di laboratorio per creare prodotti commerciali a valore aggiunto. Per rispondere all'esigenza di risparmio sia energetico che economico da parte delle industrie del settore, sarà obiettivo dei candidati implementare processi innovativi a fase singola per la conversione di una materia prima «bio» in più flussi intermedi facilmente utilizzabili in modo da non creare un singolo prodotto principale da una data materia, ma diversi prodotti a seconda dei flussi utilizzati. Eliminando così dispendiose fasi a cascata per il recupero di composti ancora utilizzabili e migliorando le prestazioni in termini di efficienza, rendimento, costo e sostenibilità. Ad esempio sviluppando processi elettrochimici, atti a convertire materie prime bio in monomeri e polimeri mirati, capaci autonomamente di avviarsi, fermarsi e riprendere facilmente così da consumare energia solo quando disponibile ad un prezzo trascurabile.


Realizzazione di prodotti bio-based, budget di 64 milioni
Essenzialmente sono due le tematiche che i ricercatori potranno affrontare scegliendo uno dei 7 topic legati alla realizzazione di prodotti «green». Ovvero la realizzazione di prodotti innovativi adatti al consumo diretto umano (alimenti, farmaci e cosmetici) e lo sviluppo di tecnologie, composti e materiali ecosostenibili di grande utilizzo industriale. I progetti di ricerca legati alla prima tipologia dovranno portare alla bio produzione di pesticidi, fertilizzanti, proteine sostenibili e sicure per alimenti e mangimi. Ma anche alla realizzazione di prodotti funzionali derivanti da fonti alternative secondarie attualmente poco utilizzate a causa della loro stagionalità, come i residui agro-alimentari, le alghe, i microrganismi e gli invertebrati. Nel secondo caso, invece, si dovrà puntare alla realizzazione di imballaggi, rivestimenti, resine, vernici, additivi e materiali compositi ad alto indice di biodegradabilità in grado di superare in competitività le alternative esistenti.


Due milioni per immettere prodotti bio nel mercato e nel mondo del lavoro
Gli ultimi tre topic della call sono infine indirizzati alla pianificazione di efficaci strategie di inserimento dei prodotti «bio-based» all'interno del mercato attuale. Il tutto con il fine di creare un ambiente stimolante per un'industria sostenibile basata sulla biologia in Europa. Anche attraverso una mappatura delle materie prime, e di conseguenza delle varie opportunità industriali bio-based, specifiche per ogni singolo paese comunitario.


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