Pianeta atenei

Alle lauree professionalizzanti manca ancora l’abilitazione

di Eu.B.

Da settembre al “mazzo” dell’offerta universitaria italiana si aggiungeranno 14 nuove carte. Una per ogni laurea professionalizzante che altrettanti atenei italiani avvieranno d’intesa con gli Ordini e i Collegi professionali. Una chance in più per le aspiranti matricole di casa nostra, che rischia di nascere però già monca se non verrà aggiunto il tassello che manca: renderle abilitanti all’esercizio di una professione.

Al momento infatti non lo sono. Ed è un ostacolo da rimuovere se si vuole andare incontro all’obbligo introdotto dall’Unione europea a partire dal 2020: prevedere la laurea per iscriversi all’Albo di una professione tecnica. Il correttivo è atteso con ansia anche dai 14 rettori che hanno deciso di scommettere su un titolo di studio formativo nuovo per l’Italia, che abbini ai primi due anni in aula un terzo anno di sperimentazione sul campo.

Come evidenziato sul Sole 24 Ore del 1° e del 12 febbraio, a crederci più di tutti sembrano essere i periti industriali, che hanno sottoscritto nove accordi per sperimentare nuovi percorsi didattici: da “Ingegneria del legno” a Bolzano a “Ingegneria della sicurezza” a Palermo fino a “Ingegneria meccatronica” alla Federico II di Napoli e all’Alma mater di Bologna. Impegnati in prima persona sullo stesso fronte sono anche i geometri. Ad esempio con il Politecnico di Bari e l’ateneo di Padova per la specializzazione in “Gestione del territorio”. Nello stesso campo si aggiungerà, dal 2019-2020, la Luigi Vanvitelli di Napoli. Completano il bouquet di corsi in arrivo quello su “Agribusiness” che l’università di Siena ha confezionato con i periti agrari e quello in “Tecnologie e trasformazioni avanzate per il settore legno arredo/edilizia” che i dottori agronomi e forestali hanno contribuito a far partire a Firenze.

Considerando che ogni indirizzo potrà avere al massimo 50 iscritti, gli studenti coinvolti saranno complessivamente 700. La Conferenza dei rettori, che sin dall’inizio ha sponsorizzato l’iniziativa, per bocca del segretario generale Alberto De Toni confida in un afflusso sostenuto di domande. «Se ce ne saranno tante, cambiare le regole sarà più facile», spiega il rettore dell’università di Udine. Che individua nel contingentamento di un corso per ateneo «la partita vera da vincere». Allo stesso tavolo la Crui porterà anche la richiesta, già inviata all’Esecutivo uscente, di rendere i corsi abilitanti facendo coincidere l’esame di laurea con quello di Stato. Come avviene per le triennali in medicina.

Per riuscirci servirà una norma di legge e dunque un Parlamento operativo. Nel frattempo anche il Consiglio universitario nazionale (Cun) dovrà elaborare le classi speciali per i titoli professionalizzanti. Altrimenti i neo-laureati non potranno neanche iscriversi a un corso magistrale. A differenza di chi ottiene una triennale classica. Un’ingessatura che un Paese penultimo in Europa per istruzione terziaria non può permettersi.


© RIPRODUZIONE RISERVATA