Studenti e ricercatori

La Consulta boccia gli enti unici per il diritto allo studio

di Marzio Bartoloni

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Dalla Corte costituzionale arriva una sonora bocciatura al progetto di costituire un ente unico per il diritto allo studio in ogni Regione. La misura, prevista nella manovra 2017, è finita nel mirino della Consulta che ne ha giudicato l’illegittimità costituzionale in una sentenza appena depositata nella quale viene bocciata anche la mancata intesa (invece che il semplice parere) con le Regioni sia sul decreto che stabilisce i fabbisogni regionali per l’erogazione delle borse di studio che sul bando per le 400 superborse di studio della Fondazione articolo 34. Ma per queste due ultime bocciature l’impatto è limitato in quanto nel primo caso il Governo ha già scelto cautamente la via dell’intesa in Stato Regioni per licenziare il decreto con i fabbisogni, mentre nel secondo caso la Fondazione articolo 34 nei fatti non è mai decollata.

Il ricorso del Veneto sugli enti unici
La sentenza della Corte Costituzionale (la n. 87) depositata ieri nasce dal ricorso della Regione Veneto. Che prima di tutto ha sollevato l’illegittimità costituzionale dei commi (269, 270 e 272) della legge di bilancio 2017 (legge 232/2016) che richiedevano l’istituzione obbligatoria di enti unici regionali per il diritto allo studio entro sei mesi dall’entrata in vigore della manovra. Una misura che secondo la Consulta non può essere giustificata dalla necessità di «garantire l’equilibrio complessivo dei conti pubblici». Richiesta che ricordano i giudici costituzionali può essere avanzata alle Regioni senza calpestare la loro autonomia - il diritto allo studio è infatti una materia concorrente - solo se si stabilisce «un limite complessivo» lasciando alle Regioni stesse «ampie libertà di allocazione delle risorse». Nel caso dell’introduzione degli enti unici per il diritto allo studio il Governo , invece, «richiamando generiche esigenze di razionalizzazione organizzativa» ha previsto «direttamente il modello organizzativo e gestorio a cui le Regioni sono tenute ad adeguarsi, cioè l'erogazione dei servizi di diritto allo studio attraverso un unico ente. Si tratta di una previsione puntuale e specifica, che - spiega la sentenza - non lascia alcun margine di attuazione alle stesse Regioni». Va ricordato che finora questa opera di razionalizzazione non è ancora avvenuta, a parte per gli enti unici attivi in Liguria, Marche e Sardegna e creati su iniziativa regionali prima della manovra del 2017.

Le altre misure bocciate
Come detto nella stessa sentenza subiscono un ulteriore colpo duro anche le “superborse” (comma 275 della manovra 2017): la mai costituita fondazione che dovrà gestirle (le risorse nel frattempo sono state destinate ad altri obiettivi) dovrà procedere a un'intesa con la Stato-regioni prima di bandirle.La Corte ha poi affermato la necessità di avere un'intesa con la Conferenza Stato-regioni e non un semplice parere rispetto al nuovo decreto sui fabbisogni del Fondo integrativo statale. In questo caso la Corte costituzionale ha preso atto che questo è già avvenuto a dicembre in Conferenza Stato Regioni quando si è scelta la strada dell’intesa per il via libera al decreto , nonostante la legge chiedesse un “semplice” parere e dovrebbe essere prevista una correzione formale

La reazione degli studenti
Immediata la reazione degli studenti dell’Udu: «La dichiarazione di incostituzionalità dei vari commi della Legge di bilancio porta con sé l'eliminazione dell'obbligo di legge di previsione della rappresentanza studentesca all'interno degli organismi direttivi degli enti per il diritto allo studio. La Corte non tocca minimamente questo aspetto nel merito del suo giudizio! Questo non sia lo spunto per ulteriori interventi improvvisati: il legislatore, piuttosto, intervenga per salvaguardare uno dei pochi aspetti positivi della riforma: il sistema di diritto allo studio non può prescindere dalla rappresentanza di chi è direttamente interessato da questo tema, ossia gli studenti». Al momento, infatti, la presenza della rappresentanza studentesca è a discrezione delle norme regionali e dei singoli enti. Elisa Marchetti coordinatrice dell’Udu chiede poi che il Miur garantisca che non ci saranno «problemi sull'erogazione, già di per sé tardiva, del Fondo integrativo per le borse di studio del 2017».


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