Studenti e ricercatori

Graduatorie specializzandi, respinto il ricorso del Miur. A metà luglio la sentenza sugli esclusi

di Marzio Bartoloni

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Il braccio di ferro sul tormentato concorso dell’anno scorso per le specializzazioni mediche si aggiorna di un nuovo capitolo. Ieri il Consiglio di Stato, con l’ordinanza 2668 del 17 giugno 2015 della Sezione Sesta, ha respinto l’appello del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca contro il Tar Lazio sugli specializzandi - in particolare sul meccanismo con cui sono state costruite le graduatorie - e lo ha condannato al pagamento delle spese del processo per mille euro. La vertenza in questione riguarda qualche decina di specializzandi che aspirano a cambiare scuola al più presto entrando in quella che in origine era la loro prima scelta ma che poi hanno abbandonato per non rischiare di perdere il posto per via dei meccanismi di scorrimento. Si tratta dunque di candidati che hanno comunque superato il concorso. È invece attesa per metà luglio una pronuncia della giustizia amministrativa che proverà finalmente a scrivere l’ultima parola sulle centinaia di esclusi al concorso che hanno fatto ricorso decidendo se farli entrare intanto senza borsa di studio.

Nel mirino il meccanismo delle graduatorie
A dicembre scorso il Tar aveva bocciato il meccanismo con cui erano stati assegnati i posti nelle scuole di specializzazione del primo concorso nazionale funestato tra l’altro dal pasticcio sull’inversione dei quiz che ha scatenato centinaia di ricorsi ancora in attesa di un responso definitivo. In particolare i giudici amministrativi di primo grado in quell’occasione avevano messo nel mirino i criteri per la costruzione delle graduatorie del bando ministeriale dello scorso agosto che obbligava gli aspiranti specializzandi a iscriversi nella sede assegnata entro 4 giorni e, una volta effettuata l'iscrizione, faceva decadere automaticamente tutte le altre scelte per le scuole per cui il candidato aveva concorso. Così chi magari voleva scegliere cardiologia si era iscritto in fretta e in furia a un’altra specialità nel timore che non rimanessero più posti dopo gli scorrimenti, ma poi aveva scoperto amaramente che il posto a cui ambivano era stato conquistato da altri con punteggi più bassi. Un meccanismo ingiusto bocciato dal Tar del Lazio (e ora modificato nel nuovo concorso di quest’anno che prevede una sorta di gerarchia delle opzioni degli aspiranti candidati) contro la cui decisione il Miur ha fatto ricorso al Consiglio di Stato che però lo ha respinto. Secondo gli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, patrocinatori del ricorso promosso dalla Funzione Pubblica Cgil Medici la decisione del Consiglio di Stato si basa sulla considerazione che «i motivi di appello proposti dal ministero non paiono suscettibili di positiva valutazione, anche perché non chiariscono, in riferimento ai singoli appellati, quale causa di decadenza si sarebbe verificata in ordine ai criteri di priorità delle scelte, secondo il punteggio in assoluto perseguito». «A seguito di un errore nella stesura delle regole concorsuali a causa dell'omessa graduazione tra le varie scuole di specializzazione indicate - avvertono gli avvocati -dottori che avevano un punteggio utile per l'ingresso si sono ritrovati in una scuola da loro non ambita, pur avendo punteggi superiori agli altri. In questo modo, ad esempio, persone che avevano di fatto vinto il concorso e che volevano fare i cardiologi, per un errore del bando, si sono trovate a diventare degli otorini».

La partita degli esclusi
Palazzo Spada a inizio giugno è intervenuta con una serie di ordinanze “innovative” dopo che aveva già tentato di far entrare in sovrannumero con una pronuncia cautelare altri 300 ricorrenti (il procedimento poi è tornato al Tar dopo l'intervento del Miur che ne ha richiesto la «trasposizione»). In particolare il Consiglio di Stato ha in sostanza disposto l'«ammissione con riserva» di una decina di ricorrenti, ma «senza borsa di studio». Ora il Tar del Lazio, che dovrebbe tornare proprio ad esprimersi sul caso degli ormai famigerati 300 ricorrenti a metà luglio, potrebbe essere il primo giudice amministrativo ad adeguarsi a questa soluzione che in un primo momento non prevede costi a carico del ministero, ma che in un momento successivo potrebbe far scattare il pagamento dei contratti arretrati per questi aspiranti specializzandi che comunque avranno la possibilità di seguire i corsi nelle sedi universitarie che hanno selezionato come «prima scelta».


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