ITS e imprese

La vera sfida per dare valore al capitale umano

di Giovanni Brugnoli

Negli ultimi mesi si sta parlando sempre di più di ITS. Ed è un bene. Grazie anche al primo intervento del Presidente Draghi al Senato, in cui tra molti temi trattati ha messo in risalto l'importanza degli ITS e la necessità di investire in istruzione tecnica (secondaria e terziaria) nell'ambito del PNRR che ha messo a budget 1,5 miliardi sul Next Generation EU, risorse che bisognerà usare al meglio non soltanto per aumentare iscritti e iscritte agli ITS ma per farli diventare un sistema strutturato, riconoscibile, efficiente. Bene che tutti ne parlino, dunque, ma sarà un bene soprattutto se si riuscirà a farle accadere le cose di cui tutti parlano.

Perché se tutti ne parlano, oggi, ben pochi, in passato, hanno voluto investire su questi istituti nei territori. Dal primo giorno di vita degli ITS non sono però mai mancate le imprese ed in particolare le imprese di Confindustria: tante aziende del manifatturiero e dei servizi manifatturieri hanno creduto negli ITS fin dall'inizio, ormai più di 10 anni fa, perché hanno colto l'importanza strategica di questo segmento formativo che mette al centro una didattica innovativa, che beneficia delle più recenti tecnologie abilitanti, le stesse con cui i giovani lavoreranno nelle fabbriche, nei laboratori e in tutti i luoghi di lavoro 4.0 che saranno fondamentali per trainare la ripartenza della nostra economia.

Concretamente le imprese hanno partecipato e partecipano da protagoniste alla didattica (più della metà dei docenti degli ITS viene dal sistema produttivo) e alla governance (investendo risorse in denaro e macchinari) facendo del sistema ITS l'unico segmento dell'intero sistema educativo italiano che vede partecipare le imprese sia nella co-progettazione dei corsi che nella stessa attività di indirizzo e di gestione dell'amministrazione. Per questo è sì importante parlare di ITS, bisogna farlo però tenendo presente ciò che li caratterizza e identifica rispetto a tutti gli altri percorsi di formazione: la partecipazione attiva delle imprese. Non esistono ITS senza imprese, questo però non significa solo un lavoro sicuro per chi li frequenta; ma significa soprattutto una formazione diversa, basata sulle competenze, aperta alla sperimentazione didattica, al saper fare, più coinvolta nella dinamica reale, sulla frontiera della tecnica. Puntare sugli ITS è la scelta necessaria e intelligente che può e deve fare il secondo paese manifatturiero di Europa, ma anche tanti giovani che vogliono investire il loro talento e la loro energia per diventare protagonisti del futuro dell'Italia e della sua industria.

C'è molto fermento attorno agli ITS e bisogna cogliere questa opportunità irripetibile legata al PNRR affinché tutti li conoscano, oltre a parlarne. Per questo la seconda Guida del Sole 24 Ore dedicata interamente agli ITS arriva in un periodo fondamentale per il futuro di questi percorsi. Il messaggio di fondo è questo: chi si formerà lontano dalle macchine e dalle tecnologie avrà poche possibilità di trovare un lavoro e di avere una vita professionale soddisfacente. Tutti i migliori studi e report internazionali sulla formazione del capitale umano sono concordi nel dire che conoscere e toccare con mano le tecnologie digitali nonché apprendere in ambienti “phigital”, fisici e digitali, in contesti aziendali, sono fattori chiave per il successo nel mondo del lavoro. I medesimi trend globali animano i lavori del B20, coordinati da Confindustria, che preparano un'edizione molto importante del G20 che si svolgerà proprio in Italia a fine 2021.

In questa Guida giovani, genitori e insegnanti, possono scoprire come gli ITS rispondano perfettamente all'obiettivo di offrire un'esperienza formativa pienamente 4.0. Nella maggior parte degli ITS, infatti, sicuramente in quelli dove è più forte la presenza di imprese manifatturiere, la formazione si svolge sì sul campo per almeno un anno su due, ma è arricchita dall'utilizzo di tecnologie abilitanti per la didattica: internet delle cose, simulazioni tecnologiche, stampanti 3D. Linguaggi e dotazioni (materiali ed immateriali) che tutte le imprese devono avere se vogliono competere in un mondo caratterizzato dalla combinazione senza precedenti tra crisi pandemica e le innovazioni digitali del 5G.

Ecco perché l'Italia investirà fortemente sugli ITS attraverso le risorse dell'Europa, dove l'importanza dei percorsi professionalizzanti post-diploma è riconosciuta da tempo, a partire da paesi come Germania, Austria e Francia. I numeri degli iscritti agli ITS sono ancora bassi rispetto ai nostri partner europei ma il potenziale che hanno è davvero enorme: ora c'è quindi bisogno che sempre più giovani scelgano gli ITS e le loro peculiarità, sentendosi pionieri di questa vera e propria novità sul fronte della formazione del capitale umano nel nostro Paese. Altro che percorsi di serie B o per coloro che non sanno cosa fare all'università: chi sceglie gli ITS ha nel cuore la voglia di innovare, di lavorare da protagonista in un'impresa o magari fondarne una. A suo modo è una persona originale e pronta a mettersi in gioco, una persona che mostra di saper guardare alto e vuole affrontare il cambiamento per governarlo e non per subirlo.

Questa Guida del Sole permetterà a tanti di conoscere gli ITS più da vicino per apprezzarne non solo gli indiscutibili vantaggi occupazionali ma anche di coglierne la loro particolare bellezza: quella di un Made in Italy che proprio grazie agli ITS può diventare sempre più riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo.


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