ITS e imprese

Il successo? Coerenza tra studio e lavoro

di Giovanni Biondi

Gli ITS si caratterizzano nel panorama dei percorsi formativi per il livello di occupazione dei diplomati, la coerenza dell'occupazione con il percorso di studi svolto e il grado di soddisfazione dei diplomati. Alcuni aspetti sembrano caratterizzarne maggiormente il modello perché rappresentano gli elementi originali del modello. Si tratta principalmente: della partecipazione delle imprese, numero e ruolo che svolgono nella Fondazione e nei percorsi formativi; della struttura a rete della gestione operativa; della flessibilità organizzativa e didattica; della presenza di docenti provenienti dal mondo delle imprese con competenze multisettoriali; del ruolo centrale dei laboratori e delle attività di stage; dell'innovazione nei contenuti e nei metodi strettamente connessa allo sviluppo di competenze digitali e all'utilizzo consapevole delle tecnologie abilitanti 4.0. Tutti elementi che hanno permesso agli ITS di distaccarsi dai modelli di insegnamento tradizionali dei modelli scolastici e universitari.

La presenza di esperti provenienti dal mondo delle imprese garantisce il livello di “aggiornamento” delle attività che vengono proposte, degli stage e delle attività di laboratorio integrati nei percorsi formativi. In particolare, i laboratori diventano il luogo dell'apprendimento, il cuore dell'attività formativa centrata sullo sviluppo di competenze e non un luogo complementare all'aula, un'attività residuale nel percorso di studio.

Accanto ai tanti “numeri da cambiare” della scuola italiana qui siamo di fronte invece a dei numeri da incrementare in maniera decisa e con un preciso piano di sviluppo che possa giovarsi di finanziamenti straordinari del recovery plan. Si tratta di un fattore strategico per la sopravvivenza stessa del sistema ITS e l'aver triplicato i numeri dal 2013 mantenendo, anzi incrementando, il livello di occupazione non è sufficiente rispetto al livello di accelerazione dell'innovazione in tutti i settori della manifattura come dei servizi. Ad oggi sono poco più di 18.000 gli iscritti agli ITS con circa 4.000 diplomati: dobbiamo almeno raggiungere i 20.000 diplomati ogni anno.

Un altro obiettivo da raggiungere è un più equilibrato accesso ai corsi da parte delle ragazze: oggi la componente femminile si attesta solo al 26,4%. Si tratta di un problema più generale che tiene lontane le giovani dalle materie tecniche e scientifiche anche nei percorsi universitari. Troppo spesso ancora oggi, pur a fronte di una elevata domanda da parte del mercato del lavoro e di concrete opportunità occupazionali, l'opzione “formazione tecnica” appare come una seconda scelta. Si tratta di un tema ampio che investe tutta la filiera tecnico professionale, non solo quindi i percorsi ITS. Far conoscere questa possibilità anche attraverso attività di comunicazione verso le famiglie e di orientamento nelle scuole è fondamentale nel momento in cui si investe per ampliare il numero dei corsi e degli studenti.

Per aumentare l'offerta è anche necessario un processo di “ibridazione” tra settori diversi, tra Fondazioni che dovranno sempre di più collaborare tra loro per creare quelle competenze che sempre di più saranno interdisciplinari e quindi deriveranno dalla collaborazione di settori diversi.

Ci sono però anche delle criticità del sistema. Dove l'ITS non è innestato su una solida e concreta filiera produttiva, i risultati sono deludenti. Così come occorre intervenire in quelle Fondazioni che nel ranking sono in zona rossa da tre anni consecutivi.

Gli ITS possono portare l'innovazione in territori caratterizzati dalla presenza di piccole e medie imprese che spesso, anche per problemi afferenti alla mancanza di personale specializzato e di risorse da dedicare alla ricerca, faticano a rincorrere le innovazioni tecnologiche. Consentire agli studenti diplomati di lavorare con una retribuzione senza oneri per le piccole imprese, potrebbe aumentare il livello innovazione dentro queste aziende.

Anche per questo risulterebbe, forse, determinante promuovere una riorganizzazione della rete delle Fondazioni esistenti, non frammentandola, ma valorizzando la programmazione multiregionale per ambiti complessi, prefigurando un doppio livello di sviluppo del sistema ITS: quello regionale, che risponde ai piani locali e di sostegno del canale professionalizzante dei territori, e quello che può svolgere un servizio funzionale alle politiche di sviluppo e innovazione a livello nazionale. Tutto ciò contribuirebbe ad intercettare al meglio la domanda di lavoro innalzando ulteriormente le prospettive di occupabilità. Una visione evoluta della carriera professionalizzante potrebbe altresì rivalutare e potenziare il ricorso al contratto di apprendistato o dispositivi simili di primo accesso al lavoro. Prefigurando il potenziamento del sistema di governance e un coordinamento a livello nazionale, si potrebbero introdurre anche dispositivi che facilitino e promuovano azioni di sostegno in sussidiarietà orizzontale tra Fondazioni, esercitata per aree tecnologiche, favorendo anche l'”ibridazione” dei settori: gemellaggi, scambio di leadership, mobilità interregionale dei corsisti, percorsi di formazione intervento, organizzazione di eventi nazionali di scambio e conoscenza delle operatività.

È necessario parallelamente investire in ricerca ma anche in formazione e accompagnamento delle leadership territoriali; tutti interventi che devono comunque mantenere i caratteri originali del modello ITS. L'insieme di tali azioni che interessano prevalentemente il sistema pubblico e istituzionale che sostiene il lavoro delle Fondazioni ITS dovrebbe procedere congiuntamente ad interventi di maggiore strutturazione e coinvolgimento del sistema produttivo privato e delle loro diverse forme associative e consortili.

Se vogliamo investire su questo percorso dobbiamo quindi preservarne e valorizzarne il modello formativo, potenziarne i laboratori, intervenire sulla governance favorendo la crescita dei corsi e allo stesso tempo limitando invece quello delle Fondazioni, avendo il coraggio di chiudere quelle che non hanno dimostrato di raggiungere risultati significativi, prevedere accanto a quello regionale anche un livello nazionale di programmazione e gestione del sistema che coinvolga i ministeri interessati.

Presidente Indire
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