Personale della scuola

«Nel regno del facoltativo resta ai presidi solo la moral suasion»

di Claudio Tucci

«Un preside, nonostante il ruolo di datore di lavoro riconosciuto dalla legge, non può entrare nel merito della didattica o dei programmi di studio, può al massimo dare delle indicazioni. Né può modificare unilateralmente il monte ore delle attività dei docenti, oltre quelle previste dal Ccnl: quindi, per esempio, se ci sarà necessità di fare corsi di recupero degli apprendimenti dopo la fine delle lezioni, dobbiamo attenerci alle regole del contratto collettivo».

«Pensi - spiega Francesca Lascialfari, preside all’istituto alberghiero Aurelio Saffi di Firenze, trent’anni d’esperienza nel mondo dell’education - che lo scorso marzo, quando tutta la scuola è andata da remoto, addirittura non avevamo strumenti per imporre agli insegnanti di svolgere le lezioni on line: perché lo facessero, è stato necessario utilizzare tutta la “moral suasion” di cui eravamo capaci, visto che tutto era facoltativo. E fortunatamente un buon numero di docenti fin dal primo giorno hanno compreso l’importanza di non perdere i contatti con gli studenti. È dovuto intervenire un contratto collettivo nazionale integrativo per rendere obbligatoria la Dad: ora chi non la fa, viene meno ai suoi obblighi e, per le ore di insegnamento dovute e non prestate, è lecito anche togliere quote di retribuzione oltre a valutare l’opportunità di attivare altri provvedimenti».

L’attuale Ccnl non tiene conto delle nuove modalità di insegnamento, quindi non prevede la Dad.

«In quest’ottica - prosegue Lascialfari - sarebbe opportuno disciplinare bene gli adempimenti connessi alle lezioni on line. C’è un nodo di fondo nella scuola italiana: il lavoro che si fa in classe è impegnativo, importante, e la retribuzione è obiettivamente molto bassa. Per questo, chiedere più ore di attività ai professori, rebus sic stantibus, significa ridurre la loro retribuzione. E capisco benissimo le loro resistenze. Possiamo però cogliere l’opportunità che si presenta proprio in queste settimane, in cui si sta aprendo la trattativa per il nuovo Ccnl, per fare una doppia operazione: da un lato, rimettendo al centro del mondo scolastico gli studenti, migliorando e chiarendo alcuni istituti normativi per evitare frizioni a scuola e possibili contenziosi, e dall’altro intervenire sul piano economico».

A cosa pensa? «Intanto formazione e aggiornamento professionale, anche in chiave 4.0, devono assumere carattere di obbligatorietà - ha chiosato Lascialfari -. Occorre introdurre la progressione di carriera per gli insegnanti, ce ne sono di eccellenti e possono dare tanto al sistema scuola: incentiviamoli, creando un middle management di cui si sente sempre più la necessità. C’è poi bisogno di più risorse e di una maggiore attenzione nel reclutamento del corpo docente. Ma insieme a queste è indispensabile avere finalmente organici stabili e mettere paletti alle operazioni di trasferimento, confermando, ad esempio, il vincolo alla mobilità quinquennale. In sella a viale Trastevere ora c’è un ministro tecnico, Patrizio Bianchi. Mi aspetto che prenda decisioni anche da tecnico».


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