Famiglie e studenti

Rusconi, (Anp Lazio): «Test Invalsi da fare a tappeto. Sono i termoscanner della formazione»

di Maria Pera Ceci

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Partono i test Invalsi di Italiano, Matematica e Inglese nelle quinte superiori per i circa 500mila ragazzi che faranno a giugno gli esami di maturità. I test sono organizzati in presenza, con piccoli gruppi di studenti e l'esito non sarà vincolante per l'ammissione agli Esami di Stato. Test Invalsi quest'anno più importanti che mai - ha spiegato Mario Rusconi, presidente dell'Associazione nazionale presidi del Lazio, intervenuto a «Tutti a scuola», su Radio 24 (qui il podcast https://bit.ly/3kCEU9N). Importanti, ma non facili da far svolgere, con più di un alunno su tre in didattica a distanza per il numero di contagi che sta di nuovo crescendo a causa delle varianti del Covid.

«Ora non è semplice far svolgere i test, ma a settembre occorre partire con test Invalsi a tappeto, sperando che l'epidemia sia meno crudele - dice Rusconi -. I sindacati hanno spesso criticato i test Invalsi considerandoli un modo per controllare l'operato degli insegnanti, ma i test sono i termoscanner della formazione: usiamo il termoscanner per controllare se il bambino ha la febbre e potrà entrare a scuola? Ebbene il test Invalsi ci dirà dove sono le carenze e al decisore politico dove deve intervenire con insegnanti motivati e risorse, altrimenti sono solo chiacchiere retoriche».

I test Invalsi dovranno dunque verificare dove si sono accumulati i ritardi formativi. «L'opinione pubblica italiana è molto distratta sulle questioni scolastiche - chiarisce Rusconi. - C'è solo un interesse morboso legato all'epidemia. Nessuno si interessa del fatto che fra qualche anno questi studenti cercheranno di entrare a facoltà universitarie come Medicina e Ingegneria. I test non saranno cambiati perché l'università pone delle asticelle alte. Lo studente non potrà accampare la scusa che è stato due anni in Dad».

C'è necessità quindi di recuperare la formazione perduta, fra scuole a singhiozzo e Dad.«Si parla tanto di ristori per le aziende, dobbiamo pensare al ristoro formativo per i nostri studenti. Quando si è ipotizzato di allungare il calendario scolastico fino alla fine di giugno si è scatenata l'ira di Dio: presidi e insegnanti devono essere meno corporativi. Dobbiamo pensare più generosamente e professionalmente al futuro dei nostri studenti: fra qualche anno questi ragazzi saranno i nostri idraulici, geometri, ingegneri. Saranno i medici di cui avremo bisogno. Più che all'allungamento del calendario a giugno, dobbiamo pensare sin da settembre ad una serie di ristori, con corsi di recupero. A settembre bisognerà partire con un piano a tappeto, strategico, per recuperare le difficoltà. Conoscendole a partire dai test Invalsi».

E poi ci sono altre criticità che conosciamo da sempre, ma nel periodo di pandemia stanno emergendo in tutta la loro gravità, a cominciare dalle classi pollaio. «Abbiamo chiesto a tutti i ministri, dalla guerra punica in poi, di mettere mano a questo problema. Il primo e secondo anno più di 22-23 ragazzi in classe è una bestemmia formativa: la scuola diventa una fabbrica della dispersione. Su 30 ragazzi in una prima classe, 7-10 di questi sappiamo già che non andranno avanti. Usiamo i soldi del recovery fund per avere classi decorose, non più di 20-22 studenti».


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