Famiglie e studenti

Lauree Stem, una crescita a piccole dosi

di Eugenio Bruno

Non solo al cinema e a teatro ma anche in politica molto spesso il sottotesto prevale sul testo. Applicando lo stesso principio al discorso programmatico di Mario Draghi tra gli impegni del suo governo possiamo includere anche un investimento più convinto sulle lauree Stem. Sebbene il premier non le abbia citate direttamente pensava a loro quando ha annunciato che si investirà «economicamente ma soprattutto culturalmente, perché sempre più giovani donne scelgano di formarsi negli ambiti su cui intendiamo rilanciare il Paese». Quali? Quelli incarnati dalle competenze chiave «digitali, tecnologiche e ambientali» elencate un attimo prima. Parlare di gender pay gap, di occupazione femminile e, in un’ottica più complessiva, di capitale umano in un Paese che, nonostante la crisi, resta la seconda manifattura d’Europa significa accendere un faro sulle “quattro sorelle” Science, Technology, Engineering and Mathematics.

Se per farlo utilizziamo i dati sulle iscrizioni all’università ne viene fuori un quadro in chiaroscuro. Perché se è vero che gli iscritti del 2020/21 alle 65 classi di laurea in ambito tecnico-scientifico aumentano è altrettanto vero che la crescita, specie tra le ragazze, è troppo lenta. Considerando che con il nostro 24,7% di laureati Stem (ma appena 16,2% di laureate) nella fascia 25-34 anni, siamo sopra al Regno Unito (23,2%) ma restiamo comunque sotto alla Francia (26,8%), alla Spagna (27,5%) e alla Germania (32,2%).

Iscrizioni in lieve aumento

In valore assoluto le matricole Stem aumentano. Almeno quelle triennali. Dalle 85mila del 2016/17 si passa alle 94mila di quest’anno, con un balzo di 2mila unità negli ultimi 12 mesi. Grazie quasi esclusivamente, ed è un bagliore di luce, alle donne. Dalle 92.511 (di cui 35.371 ragazze) del 2019/20 si sale a 94.603 del 2020/21 (tra cui 37.155 di sesso femminile). Tanto più che, nel medesimo arco di tempo, anche nella magistrale a ciclo unico di Architettura-Ingegneria edile si cresce da 1.844 a 2.012 immatricolati e la pattuglia “rosa” aumenta da 1.112 a 1.228. Peccato - e veniamo alla prima ombra - che in percentuale gli iscritti al primo anno rispetto al totale diminuiscano in entrambi i casi: dal 29,2 al 28% per le triennali; dal 4 al 3,8% per il ciclo unico. E dalle altre magistrali arriva un’altra “doccia fredda” visto che da un anno accademico all’altro le immatricolazioni a un corso Stem scendono sensibilmente, da 49.834 a 42.275. Un calo dovuto però per due terzi ai maschi.

La laurea Stem conviene

Che un titolo terziario nel campo tecnico-scientifico sia un buon investimento per il futuro lo dicono anche i dati di AlmaLaurea. Sicuramente dal punto di vista lavorativo. Se l’indagine su 79.000 laureati 2019 di primo e secondo livello (magistrali biennali e magistrali a ciclo unico) in un percorso Stem ci dice che il loro percorso universitario si conclude con un voto mediamente più basso (102,7 su 110 contro 103,3 degli altri percorsi) e una quota minore di “dottori” in corso (49,3% contro il 58,5% totale) il rapporto sugli esiti occupazionale presenta quasi tutti segni più.

Interrogati a 5 anni dal titolo i 30.500 laureati 2014 di secondo livello vantano un tasso di occupazione del 90,3% (92,9 tra gli uomini e 86,9 tra le donne), oltre 5 punti in più della media. In testa troviamo i gruppi ingegneria (93,9%) ed economico-statistico (92,0%); in coda quello geo-biologico con l’82,8 per cento. Più elevati sono, in generale, anche i loro stipendi. Sempre a 5 anni dal titolo i ”dottori” Stem guadagnano 1.642 euro netti mensili contro i 1.443 dei non Stem (il 13,8% in più). Con un gender pay gap ancora troppo esteso - +19,6% a favore dei maschi: 1.760 contro 1.472 euro - e trasversale a tutte le aree disciplinari: architettura (+16,3%), scientifica (+15,8%) e geo-biologica (+11,3%).

Numeri e temi che la neoministra Cristina Messa conosce benissimo e che potrebbero rappresentare una delle priorità del suo mandato. A giudicare anche dalla sua recente esperienza da rettrice della Bicocca di Milano e da componente sia del Comitato scientifico Stem del Progetto 100 esperte, promosso dalla Fondazione Bracco e dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea, sia dell’Advisory board del Progetto Steamiamoci di Assolombarda. Un background che le tornerà sicuramente utile nella sua esperienza ministeriale. Come conferma lei stessa al Sole 24 Ore del Lunedì: «Ho sempre investito in progetti innovativi dedicati alle Steam per avvicinare le giovani studentesse alle materie scientifiche, oggi da ministro dell’Università e della ricerca intendo pianificare strategie inclusive di promozione della scienza, orientate al cambiamento culturale, per offrire reali opportunità di crescita per tutti, donne e uomini».


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