Famiglie e studenti

WeWorld, per contrastare la povertà educativa arrivano i Community Worker

di Redazione Scuola

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Contrastare la povertà educativa in diversi territori italiani lavorando su due livelli: da una parte rafforzando gli adolescenti, soprattutto quelli più vulnerabili, dall'altro potenziando i soggetti che rappresentano, a vario titolo, le risorse educative sul territorio e facilitando le loro relazioni. Questo l'obiettivo che WeWorld – organizzazione italiana che difende da 50 anni i diritti di donne e bambini in 27 Paesi del mondo inclusa l'Italia – mira a raggiungere attraverso l'istituzione della figura del Community Worker, nata all'interno del progetto React (Reti per educare gli adolescenti attraverso la comunità e il territorio), selezionato da “Con i bambini” nell'ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, attivo in diversi territori italiani a rischio di dispersione scolastica, dai quartieri Bicocca-Niguarda di Milano ai quartieri di Santa Teresa-Pirri e Sant'Elia a Cagliari, da San Basilio a Roma al quartiere Borgo Vecchio di Palermo.

Il Brief Report “Il Community Worker nel progetto React” è stato presentato ieri all'interno della Giornata di studio virtuale promossa da WeWorld e dalla rete Frequenza200, trasmesso sulla pagina Facebook di WeWorld, dal titolo “Dalla comunità educante ai patti educativi. Quale futuro per la collaborazione tra pubblico e privato nel contrasto alla povertà educativa?”, cui hanno preso parte anche Marco Rossi Doria, vicepresidente impresa sociale “Con i Bambini” e Andrea Morniroli, Forum Disuguaglianze Diversità, Cooperativa Dedalus.

Il welfare di comunità è una scelta per rigenerare legami sociali e costruire nuove opportunità per tutti: il Community Worker rappresenta infatti un facilitatore comunitario che sviluppa legami collaborativi tra gli attori della comunità educante, ponendosi come un ponte tra insegnanti e operatori sociali da un lato e famiglie, volontari e cittadini dall'altro, affinché diventino una risorsa per rispondere ai bisogni dei giovani. Si tratta di una figura che lavora per creare una rete capillare e coesa di adulti che saranno un riferimento positivo nel percorso di crescita degli adolescenti, coinvolgendo le famiglie e rafforzandole nelle competenze genitoriali, promuovendo occasioni di supporto, cura, animazione e socializzazione nel territorio.

La figura del Community Worker è presente in ciascuno dei 10 territori coinvolti nel progetto React, con il compito di facilitare le relazioni e attivare processi e strategie che portino alla costruzione di una comunità educante, in cui i cittadini che abitano il territorio possano diventare soggetti attivi del cambiamento.

«Il lavoro del Community Worker vuole andare ad incidere sulle persone e sui gruppi che costituiscono la comunità educante di un territorio, in vista di un cambiamento sociale che possa produrre maggiore partecipazione ai processi. Le dimensioni da prendere in considerazione sono quindi molteplici, a cominciare da un approccio di fondo che cerchi di indagare e descrivere la visione di società, i valori e le credenze che sono alla base della vita sociale dei territori in cui si articolano gli interventi del progetto», ha spiegato Elena Caneva, coordinatrice del Centro Studi di WeWorld – Il Community Worker tenta di individuare e creare delle alleanze in primo luogo tra quei soggetti e che si dichiarino interessati ad un autentico percorso a garanzia e sostegno di una maggiore giustizia sociale».

«La scuola è uno degli attori centrali di questo quadro, considerata come uno dei “beni comuni” principali: in questa dimensione il Cw ha il compito di portare il discorso educativo al centro della vita pubblica, per andare incontro al bisogno di offerta educativa, soprattutto nei territori più poveri, e favorire una crescita culturale. Fondamentale in questo senso è il dialogo constante che si instaura tra queste figure all'interno dei territori coinvolti nel Progetto React, sia a livello locale che nazionale, per lo sviluppo di una visione comune e di un ragionamento collettivo», ha concluso Caneva.


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