Famiglie e studenti

Maturità, concorsi, vaccini: le priorità per il nuovo ministro dell’Istruzione

di Eugenio Bruno

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Che sia un tecnico o un politico cambia poco. I primi dossier che il (la) nuovo (a) ministro (a) dell’Istruzione troverà sul tavolo restano gli stessi. E sono strettamente collegati all’emergenza sanitaria: maturità semplificata, corsia preferenziale per i vaccini ai prof, organizzazione dei prossimi concorsi . Ma il calendario delle attività amministrative a carico di viale Trastevere non lascia scampo e, in parallelo, c’è già da organizzare l’avvio del prossimo anno 2021/22. A cominciare dalla formazione degli organici. Per tacere poi delle riforme da varare (e finanziare) con i quasi 20 miliardi che a diverso titolo il Recovery Fund destina alla scuola.

I vaccini per i docenti
Anche alla voce istruzione la scaletta delle priorità continua a dettata dal Covid-19. Pensiamo ad esempio alla campagna di vaccinazione per i docenti che dovrebbe partire subito dopo o magari in contemporanea con quella degli over 80. Magari utilizzando il vaccino di Astrazeneca che resta consigliato al di sotto dei 55 anni ma può essere esteso anche oltre tale soglia in assenza di patologie. Finora le regioni si sono mosse in ordine sparso ma con le lezioni in presenza ripartite (seppure al 50%) ormai in tutta Italia rendono auspicabile un minimo di uniformità nella scelta delle priorità. Scelta che non dovrebbe essere condizionata più di tanta dalla composizione della futura maggioranza di governo.

La maturità semplificata
Diverso è il discorso da fare per la maturità. Il decreto con la scelta delle materie per la seconda prova era atteso entro il 31 gennaio ma la ministra Azzolina aveva deciso di non emanarlo e di utilizzare una delle ordinanze previste dalla manovra 2021 per semplificare l’esame di quinta superiore. La sua idea era quella di replicare la forma light dell’anno scorso (un solo orale che vale fino a 40 punti e gli altri 60 assegnati sulla base del curriculum degli ultimi tre anni) mentre il Pd voleva salvare almeno lo scritto d’italiano. A questo punto ogni decisione torna in ballo e non può essere escluda del tutto una “terza via”.

I concorsi in stand-by
Tempi stretti caratterizzano anche il terzo dossier sul tavolo del (la) futuro (a) titolare dell’Istruzione. Stiamo parlando dei due concorsi ordinari - per complessive 46mila cattedre - in stand-by da quasi 3 anni. L’idea dell’esponente pentastellata era quella di farli partire dopo lo svolgimento dell’ultima coda di quello straordinario da 32mila posti riservato ai precari con 3 anni di servizio. La selezione, partita a ottobre 2020, è stata successivamente stoppata dalla pandemia. E dovrebbe ora riprendere per concludersi dal 15 al 19 febbraio. Avere i vincitori in cattedra a settembre significherebbe ridurre il numero record di supplenti che si profila già all’orizzonte per l’anno prossimo. E, dunque, avere un problema in meno in un quadro che, in caso di reiterazione delle regole anti-contagio, si annuncia sin d’ora complicato. Come dimostra l’appello anti- classi pollaio che è arrivato l’altro giorno dai presidi del Lazio.


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