Famiglie e studenti

Ragazzi in piazza per tornare a scuola. Pc spenti per protesta. Azzolina: «La dad non funziona più»

di Redazione Scuola

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Distesa di zaini per terra, lezioni open air, pc spenti: nel giorno in cui 2,5 milioni di studenti delle scuole superiori sarebbero dovuti tornare nei loro istituti in presenza ma a varcare i cancelli sono stati solo 250 mila in tre Regioni - Toscana, Abruzzo e Valle d'Aosta - è andata in scena - ieri - in tutta Italia la mobilitazione di ragazzi, genitori e insegnanti che chiedono di mettere fine alla didattica a distanza e un rientro in classe in sicurezza.

Manifestazioni si sono svolte davanti alle prefetture, al ministero dell'Istruzione e ad alcuni licei. «La didattica a distanza ha grossi limiti e non può essere una soluzione di lungo termine - hanno detto un pò ovunque i ragazzi - per questo bisogna sfruttare ogni giorno per costruire le condizioni di sicurezza necessarie a svolgere la didattica in presenza». Sulla stessa linea la titolare del ministero di viale Trastevere. «E' difficile per gli studenti comprendere perchè non rientrano a scuola, capisco le loro frustrazione: la scuola è un diritto costituzionale se a me avessero tolto la scuola non sarei probabilmente qui», ha scandito di prima mattina Lucia Azzolina.

«Nelle Regioni in fascia gialla tutto è aperto tranne la scuola superiore e questo creerà profonde cicatrici, i ragazzi hanno bisogno di sfogare la loro socialità. Sono molto preoccupata, oggi la didattica a distanza non può più funzionare, c'è un black out della socialità, i ragazzi sono arrabbiati, disorientati e sono preoccupata anche per il deflagrare della dispersione scolastica», ha aggiunto la ministra che ha assicurato: a breve arriveranno notizie riguardo allo svolgimento dell'esame di maturità «tra tante incertezze sulle date di apertura, che slittano come la tela di Penelope, che si fa e si disfa, i ragazzi hanno bisogno di avere questa certezza e il ministero la darà» e ha detto che il concorso straordinario ripartirà appena possibile e sarà seguito da quello ordinario.

Ha poi sostenuto di non voler fare polemica con le Regioni ma ha voluto ricordare i fatti: la volontà del suo ministero di riaprire prima della pausa natalizia, lo slittamento al 7 gennaio, le percentuali di presenza dei ragazzi in classe cambiate dal 75% al 50%, su richiesta dei governatori, lo slittamento successivo all'11 gennaio e poi la decisione di ogni Regione di stabilire una data diversa di rientro per le superiori.

Ad oggi Piemonte, Lazio, Liguria, Molise, Puglia riapriranno il 18 gennaio le superiori (per il primo ciclo, torneranno in presenza primaria e secondaria di I grado in Sicilia, Puglia e Molise); il 25 gennaio sarà la volta dei ragazzi delle superiori in Emilia Romagna, Campania, Lombardia e Umbria; il 1 febbraio rientreranno le superiori in Calabria, Basilicata, Sardegna, Sicilia, Veneto, Friuli Venezia Giulia e nelle Marche.

Il Consiglio di Stato ha invece stabilito che le lezioni alle elementari e medie in Calabria saranno in presenza, rigettando il ricorso della Regione.

Lo slittamento della riapertura, oltre che dagli esponenti M5S, al fianco della loro ministra, è molto criticato anche da Italia Viva. «Si è discusso in Cdm dalle 21 all'1 di notte se aprire il 7 o l'11 le scuole mentre ancora oggi c'è incertezza: possiamo dire che è indecente?», ha sostenuto la ministra dell'Agricoltura, Teresa Bellanova, esponente di primo piano del partito di Renzi.

«Un Governo serio, in questa giornata, la cosa che dovrebbe fare è guardare negli occhi quegli studenti e le loro famiglie, che sono oggi in sciopero e stanno chiedendo di poter tornare a scuola, e chiedere scusa», ha aggiunto Elena Bonetti, ministra della Famiglia anche lei Iv.

A distanza ha risposto il segretario del Pd Nicola Zingaretti. «Tutti vogliamo che la scuola riapra. I membri del governo che intervengono senza offrire soluzioni non si rendono conto che in primo luogo danneggiano il governo di cui fanno parte».

La Flc Cgil ha fatto appello a genitori e studenti ad essere in piazza San Silvestro a Roma il 14 gennaio. Per Pino Turi, della Uil Scuola, «c'è un raggio di sole: la protesta gentile dei ragazzi che vogliono studiare e lo vogliono fare a scuola».

«Alla ministra suggerirei di valutare come si riaprirà l'anno scolastico 2021-22: senza un piano vaccino anche l'anno scolastico futuro potrà avere altri problemi», ha messo infine in guardia Maddalena Gissi, che guida la Cisl Scuola.


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