Famiglie e studenti

Ritorno a scuola con ingressi scaglionati

di Claudio Tucci

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Il faccia a faccia tra Lucia Azzolina e i sindaci finisce con una sorta di impegno a riportare, gradualmente, gli studenti alle lezioni in presenza già prima di Natale. Una data precisa ancora non viene indicata; e comunque un primo assaggio di ritorno in classe per i circa 4 milioni e rotti di alunni finiti da diverse settimane in didattica a distanza (degli 8 milioni complessivi) dovrà essere accompagnato da una serie di misure di “prevenzione”, piuttosto precise, dalla corsia preferenziale per le scuole nelle Asl al potenziamento del servizio di trasporto pubblico, fino ad arrivare a un reale scaglionamento di ingressi e uscite.

Per la ministra dell’Istruzione, da giorni in pressing sul governo per riaprire gli istituti, è un primo risultato positivo: «Ho molto apprezzato lo spirito di collaborazione emerso dalla riunione con i sindaci delle aree metropolitane - ha dichiarato al termine dell’incontro -. Siamo tutti d’accordo che la scuola sia una priorità, lavoriamo insieme per riportare gradualmente gli studenti in classe».

Gli enti locali, pur concordando sulla necessità di far rientrare a scuola i ragazzi, hanno però indicato alcuni paletti e non vogliono che i problemi che si sono presentati a settembre e che hanno di fatto comportato la chiusura delle scuole, si ripresentino a dicembre senza che nulla sia stato risolto.

«La nostra massima e unitaria disponibilità a collaborare - ha sottolineato il presidente dell’Anci, Antonio Decaro - non può prescindere da alcuni nodi sui quali siamo tornati a sollecitare la ministra e, per suo tramite, l’intero governo».

I sindaci hanno chiesto di fissare gli orari di ingresso e uscita «davvero scaglionati», vogliono garanzie sull’incremento di mezzi di trasporto, soprattutto extraurbani, per garantire che si evitino affollamenti sugli autobus e alle fermate, sostengono la necessità di protocolli sanitari «univoci e chiari» per fissare le modalità di tracciamento, di quarantena e utilizzo dei test rapidi.

Nel dibattito è intervenuto anche il presidente dell’Upi (Unione delle province italiane), Michele De Pascale, che ha sostenuto come le province, che si occupano di gestire gli istituti superiori dove studiano 2 milioni e 500 mila ragazzi, siano «favorevoli al ritorno in classe dei ragazzi», ma per le scuole superiori il rientro «deve avvenire con gradualità ed equilibrio, in modo da evitare di dovere intervenire con frenate brusche».

Il confronto, anche all’interno del governo, proseguirà nei prossimi giorni. Tra le ipotesi allo studio, c’è quella di far rientrare in presenza gli studenti di prima e quinta superiore (questi ultimi, a giugno, impegnati nell’esame di maturità) o, è un’altra idea, far tornare in classe gli studenti delle superiori nelle regioni con minor rischio sanitario.

Favorevole, da giorni, a far tornare i ragazzi in presenza è il coordinatore del Cts, Agostino Miozzo: «Bisogna riportare gli alunni a scuola il prima possibile - ha dichiarato ieri a un Forum dell’Ansa -. I problemi, infatti, non sono negli istituti, ma prima e dopo l’orario di lezione, come ad esempio i trasporti nelle grandi città».


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