Personale della scuola

Dall’Invalsi i test per valutare le perdite da scuola «chiusa»

di E. Br.

Che la sostituzione della didattica in presenza con quella a distanza generi di per sé un calo negli appredimenti è un dato ormai acclarato nella letteratura internazionale. Ce lo hanno ricordato, da ultimi, l’Unesco e l’Organizzazione mondiale della sanità che appena giovedì scorso hanno invitato tutti i paesi a limitare al massimo la chiusura delle scuole per evitare ulteriori danni formativi e psicologici agli studenti. In attesa di capire quanti alunni potranno tornare in classe e quando, dall’Invalsi arriva un aiuto concreto a quantificare il terreno perso dai ragazzi con il susseguirsi dei lockdown totali e parziali. Sotto forma di prove “diagnostiche” che i docenti possono somministrare - «a titolo volontario», chiarisce l’ex direttore generale dell’Istituto di valutazione, Paolo Mazzoli - ai loro allievi per individuare eventuali deficit in italiano, matematica e inglese. E organizzare così delle attività di recupero individuali o di gruppo.

I (nuovi) test autodiagnostici

Il progetto “Percorsi e strumenti Invalsi” - che sarà presentato oggi pomeriggio in un webinar dalla presidente Anna Maria Ajello e dal responsabile dell’area prove nazionali, Roberto Ricci - mette a disposizione dei docenti oltre 60 tutorial e video formativi. Accedendo alla sezione riservata alle scuole del sito internet dell’Istituto di valutazione il dirigente scolastico può accreditare gli insegnanti. Mentre tocca a questi ultimi formare i gruppi di studenti, acquisire le credenziali per ciascun alunno e organizzare le sessioni per le prove. E c’è tempo fino al 31 gennaio. Il suggerimento di Invalsi è di testare i ragazzi dell’anno successivo rispetto a quello in cui si sarebbero dovute svolgere le prove vere e proprie: in terza primaria anziché in seconda, in prima media anziché in quinta elementare eccetera, fino all’ultimo anno delle superiori dove può essere verificato solo l’inglese, a meno che il docente non decida di utilizzare anche i quiz di matematica e italiano di seconda superiore per individuare carenze ancora più datate.

Le (vecchie) prove Invalsi

Il contenuto delle prove ricalca quello dei test standardizzati che l’Istituto organizza tutti gli anni per verificare i livelli di appredimento raggiunti a determinati step della scala formativa (II e V primaria, III secondaria di primo grado, II e V secondaria di secondo grado) e che l’anno scorso sono stati cancellati causa pandemia. Fatta eccezione per i 50mila ragazzi e ragazze di quinta superiore che li avevano svolti prima del lockdown. L’unica differenza è che non sono segrete come quelle tradizionali e possono essere svolte anche a casa su input del professore. Il risultato del singolo test è immediato mentre dopo 48 ore il docente può avere un report più dettagliato.

Fin qui le nuove prove autodiagnostiche. Quanto ai test standardizzati tradizionali l’Invalsi ha già fissato il calendario: si parte con la quinta superiore dal 2 al 5 marzo e si finisce con la seconda sempre superiore l’11-13-14 maggio. Sperando che l’emergenza sanitaria non li ostacoli di nuovo. Restare per il secondo anno consecutivo senza l’unico feedback ufficiale sui livelli generali degli appredimenti sarebbe una perdita per il Paese oltre che per il mondo della scuola.


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