Famiglie e studenti

Falsi miti sul bilinguismo: un bambino cresciuto con due lingue inizia davvero a parlare più tardi?

di Redazione Scuola

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Parlare diverse lingue viene considerato un grande vantaggio, oggi più che mai. Per questo, molti genitori decidono di crescere i propri figli trasmettendo o insegnando loro, fin dalla più tenera età, due lingue contemporaneamente. Può essere dovuto al fatto che i genitori vivono in un ambiente internazionale o che provengono da due paesi differenti: le ragioni che spingono a crescere i propri figli bilingue sono molte.

Nonostante ciò, ci sono ancora molti pregiudizi che mettono in discussione l'impatto positivo di questo tipo di educazione. Si sente spesso dire che i bambini bilingue confondono le lingue, si sentono sopraffatti e iniziano a parlare molto più tardi o, anche, che imparare varie lingue influisce negativamente sullo sviluppo di bambini che hanno difficoltà di apprendimento. Per questo Babbel, la app che porta le tue abilità linguistiche ad un livello superior, in occasione della Giornata mondiale dell'Infanzia che si celebra il 20 novembre ha deciso di analizzare le idee preconcette sul bilinguismo, confutandole con esempi concreti.

“Un bambino esposto a due lingue inizierà a parlare più tardi, perché si sente sopraffatto”
Se si parte dall'idea che un bambino con uno sviluppo nella norma non è capace di imparare due lingue allo stesso tempo, allora c'è da aspettarsi che i bambini bilingue inizino a parlare più tardi rispetto a quelli monolingue. Ciò nonostante, molti studi sul bilinguismo infantile (K. Oller en 1997 | F. Genesee et L.A. Petitto) hanno dimostrato che un bambino che impara due lingue differenti contemporaneamente produce le sue prime parole nello stesso momento in cui lo fa un bambino monolingue. Inoltre, i bambini bilingue iniziano a combinare le parole nel periodo di tempo che va da uno a due anni di età, esattamente come i bambini monolingue.Questi studi dimostrano pertanto che tutti i bambini hanno una capacità di assimilazione linguistica alta e che l'apprendimento simultaneo di due lingue non ha alcun effetto negativo: i bambini bilingue non hanno uno sviluppo linguistico rallentato e utilizzano lo stesso numero di parole dei bambini monolingue.

«Imparare due lingue contemporaneamente manda i bambini in confusione»
Alcuni genitori temono che, imparando due lingue, i propri figli finiscano per non distinguerle o che si confondano. Gli studi di Maneva y Genesee pubblicati nel 2002 hanno tuttavia dimostrato che, quando un adulto gli fa notare che non lo sta capendo, un bambino bilingue è in grado di passare da una lingua all'altra istantaneamente.Un ulteriore studio di Genesee ha dimostrato inoltre che, all'interno della stessa conversazione, i bambini non passano da una lingua all'altra (code mixing) tanto spesso quanto si potrebbe pensare. Di fatto, questa tendenza si osserva solo raramente (il 3% del tempo di conversazione totale) nei bambini bilingue di un paio d'anni d'età. I risultati di Genesee sono stati inoltre confermati da ricerche successive.D'altro canto, il fatto, molto criticato in passato, di cambiare lingua nel corso di una conversazione viene oggi considerato piuttosto normale e naturale per individui che parlano varie lingue. Ad esempio, in Babbel lavorano esperti che parlano diverse lingue e, nell'ambito di una conversazione, capita molto spesso di cambiare lingua senza alcun problema.

“Imparare due lingue contemporaneamente può solo aumentare le difficoltà scolastiche”
Il timore di stressare un bambino che abbia delle difficoltà di apprendimento è del tutto normale. Questo però non deve portare a sottovalutare le sue capacità. Gli studi di F. Genesee hanno dimostrato che i bambini scolarizzati in programmi bilingue in francese e inglese, e con alcune difficoltà di apprendimento, non sono alunni peggiori dei bambini che, avendo le stesse difficoltà, seguono invece programmi educativi monolingue. Al contrario, i bambini che seguono programmi bilingue hanno una maggiore padronanza dell'inglese e il loro livello di comprensione orale della seconda lingua è paragonabile a quello dei bambini che non presentano alcuna difficoltà di apprendimento a scuola.

I vantaggi del bilinguismo
Gli studi qui presentati concordano sul fatto che il bilinguismo non produca effetti negativi sullo sviluppo dei bambini e sul fatto che, piuttosto, possa avere un'influenza positiva sul cervello. Il bilinguismo può contribuire a ritardare di 4 o 5 anni i sintomi della demenza e dell'Alzheimer e a migliorare la concentrazione e la creatività. Inoltre, gli individui bilingue sono più efficienti nel portare a termine compiti che richiedono particolari abilità: riescono a ignorare, in determinate situazioni, stimoli superflui e a mantenere la propria attenzione focalizzata per la risoluzione di problemi.

David Marín, editor senior del Departamento di didattica di Babbel, sostiene che «è fondamentale seguire con attenzione le reazioni e l'evoluzione dei bambini, perché solo così si può garantire che l'educazione bilingue sia realmente adeguata. Nella maggior parte dei casi, comunque, il bilinguismo costituisce un vantaggio».


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