ITS e imprese

Buffagni: incentivi alle imprese per favorire il decollo degli Its

di Claudio Tucci

Detrazione d’imposta al 50% per le imprese che erogano conferimenti in natura e in denaro negli Its per migliorare la formazione teorico-pratica dei ragazzi iscritti. Ampliamento degli investimenti in conto capitale per ammodernare sedi e laboratori. E ancora: ulteriore decontribuzione per le assunzioni dei diplomati Its, in raccordo con gli attuali incentivi generali per spingere l’occupazione under35 (zero contributi per 36 mesi, da cui l’esecutivo si attende almeno 100mila contratti). Oltre a borse di studio per gli alunni e contributi diretti a progetti di ricerca e innovazione industriale, in primis 4.0.

È pronto il piano di rilancio degli Its allo studio del ministero dello Sviluppo economico in vista delle cospicue risorse in arrivo dal Recovery Fund (2,2 miliardi di euro, aggiuntivi ai fondi nazionali, come annunciato dalla ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina).

«Gli Istituti tecnici superiori sono un capitolo fondamentale nella strategia del governo per aggredire il mismatch e spingere l’occupazione di qualità - ha spiegato il vice ministro dello Sviluppo economico, Stefano Buffagni -. L’obiettivo è farli decollare, attraverso una vasta operazione di comunicazione che arrivi a tutte le famiglie e che parta dalle scuole superiori. La scarsa conoscenza degli Its e delle loro enormi potenzialità produce infatti un danno economico al Paese». Chi esce da un percorso Its ha un tasso di inserimento lavorativo all’80% e nel 92% dei casi coerente con il percorso svolto in aula e “on the job”. Il vice ministro Buffagni ha ipotizzato un cambio di nome dell’Its in Accademia del Lavoro, e ha chiesto un «grande sforzo» anche alle imprese, partner strategiche delle Fondazioni Its, «per co-progettare - ha detto - piani di formazione mirati alle specifiche esigenze produttive e del territorio. Assieme al ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, stiamo inoltre lavorando per creare “passerelle” tra atenei e Its per consentire, a chi lo vorrà, di perfezionare ulteriormente la propria formazione».

Nei prossimi anni alle aziende serviranno sia diplomati e post diplomati in percorsi tecnici e professionali sia laureati, specialmente nelle discipline Stem. Solo nei settori core della manifattura Confindustria stima un fabbisogno di 20mila persone ogni anno. Secondo le ultime rilevazioni Excelsior, targate Unioncamere-Anpal, sono introvabili: disegnatori tecnici, sviluppatori di software, tecnici dell’agro-alimentare (in particolare addetti alla green economy), tecnici del legno e dei tessuti, ma anche ingegneri meccanici, elettromeccanici, gestionali, giuristi di impresa, chimici, economisti applicati, addetti sanitari, management turistico. Il punto è che il mismatch è ormai galoppante, con punte superiori al 40%; un paradosso visto che abbiamo un tasso di disoccupazione giovanile che sfiora il 30%.

Ecco allora che gli Its, è il ragionamento del vice ministro Buffagni, sono in grado di intercettare queste esigenze; e quindi, è il momento di rilanciarli. Del resto, il successo degli istituti tecnici superiori è rappresentato proprio da una didattica flessibile (monitoraggio Istruzione-Indire). Il 70% della docenza proviene dal mondo imprenditoriale e le attività di stage e tirocinio rappresentano il 43% del percorso di studi. Il restante 57% di lezioni si svolge per il 26% in laboratori di impresa e di ricerca e nei laboratori 4.0 degli Its. Il 52% dei percorsi monitorati utilizza tecnologie abilitanti 4.0 (stampa 3D/cobot, digital lean, internet of thing, 5G).

Il progetto del governo è ambizioso: da qui al 2025 si punta ad incrementare del 50% il numero di diplomati Its e del 150% il numero degli iscritti (oggi circa 15mila).

Il commento delle imprese è positivo: «Per costruire la seconda gamba professionalizzante della nostra istruzione terziaria occorre consolidare il sistema Its - ha sottolineato Gianni Brugnoli, vice presidente di Confindustria con delega al Capitale umano - Gli Its sono uno strumento efficace per l’occupabilità dei giovani perché sono percorsi davvero 4.0, in cui le imprese hanno un ruolo attivo nella didattica e assumono i ragazzi e le ragazze che hanno contribuito a formare. Per Confindustria sono un asset fondamentale, per questo stiamo ragionando con i diversi soggetti interessati, a cominciare da tutti i 104 Its italiani e dalle istituzioni: bisogna concretizzare subito le azioni annunciate dal Governo che, come gli sgravi e la decontribuzione, possono valorizzare il legame tra industria e formazione».


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