Personale della scuola

Ancora da definire la «fase 2» dei test estesi ai supplenti

di Eu.B.

Anche i supplenti potranno, se lo vorranno, sottoporsi ai test sierologici e agli eventuali tamponi di conferma della positività al Covid-19. Presumibilmente prima dell’entrata in servizio. Ma al momento mancano indicazioni più precise sul come e sul quando gli esami potranno essere svolti. Interrogativi non proprio secondari nell’anno in cui le supplenze potrebbero toccare la quota record di 250mila. Tutto ciò mentre a Verbania è stata già disposta la chiusura di una scuola - l’istituto superiore “Lorenzo Cobianchi”, 1700 allievi iscritti - per un prof risultato positivo agli esami dei giorni scorsi.

Che il 2019/2020 registrerà un boom di incarichi a tempo determinato ormai è noto. Il perché lo abbiamo raccontato più volte in questi mesi (si veda da ultimo Il Sole 24 Ore del 29 agosto). Alle vecchie emergenze, come le migliaia di immissioni in ruolo che puntualmente vanno deserte per lo svuotamento di molte graduatorie al Nord, si stanno sommando le nuove urgenze legate alla pandemia. A cominciare dallo slittamento all’autunno - su richiesta dei sindacati e di una parte della maggioranza (Pd e LeU) - dei concorsi da 78mila posti che la ministra Lucia Azzolina avrebbe voluto svolgere tra luglio e agosto. Se includiamo nel computo le 70mila unità di personale (tra docenti e Ata) da contrattualizzare fino al 30 giugno per ridurre il numero di alunni per classe e limitare i rischi di contagio stavolta rischiamo di ritrovarci con un prof su tre precario. Con tutti gli effetti sulla continuità didattica che possiamo immaginare. Averli in cattedra per tempo o meno non è così indifferente.

Considerando che domani scadono i termini per partecipare alla “call veloce” fuori regioni voluta da Azzolina per assegnare una delle cattedre rimaste scoperte durante le immissioni e che poi si procederà alla loro assegnazione difficilmente le nomine dei supplenti arriveranno prima del 7 settembre. A quel punto ci sarà solo una settimana per sottoporre anche gli insegnanti a tempo determinato agli eventuali test sierologici prima della riapertura.

Che anche essi siano tenuti a farlo, sempre su base volontaria, lo dice (implicitamente) la circolare del ministero della Salute del 7 agosto scorso che destina lo screening al «personale docente e non docente» nel suo complesso, senza alcuna distinzione tra prof di ruolo e insegnanti a tempo determinato. E anche al ministero dell’Istruzione danno per scontato che sia coinvolto tutto il personale senza alcuna distinzione in base alla tipologia di contratto. In realtà, un primo caveat lo pone lo stesso documento del dicastero guidato da Roberto Speranza. Quando circoscrive la campagna avviata in tutta Italia il 24 agosto (il 20 nel Lazio) - peraltro con alterne fortune visto che finora avrebbe aderito un prof su tre - ai docenti che risultavano in servizio a quella data. Una precisazione che taglia fuori, non fosse altro che per ragioni di calendario, tutti i titolari di un contratto di supplenza.

Tutto lascia presumere che a loro sarà rivolta una “fase 2” della campagna di screening che non è ancora stata formalizzata. Una conferma indiretta la si trova in una nota della Regione Veneto di qualche settimana fa. Quando viene specificato che «per il personale che prende servizio dopo l’inizio dell’anno scolastico i test saranno garantiti successivamente ma comunque prima dell’inizio del servizio stesso». In pratica: chi vorrà sottoporsi al test - ed eventualmente al tampone entro 48 ore prescritto in caso di positività - dovrà farlo prima di mettere piede in classe.


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