Famiglie e studenti

Dalla Regione Lazio una legge organica per i servizi 0-6 anni

di Eu.B.

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Il Lazio torna a occuparsi di scuola dell’infanzia dopo 40 anni. Grazie alla legge sui servizi educativi 0-6 anni, che ha come prima firmataria la presidente della IX Commissione consiliare, Eleonora Mattia (Pd), e che ha avuto ieri il via libera del Consiglio regionale con 28 voti a favore e 6 astenuti. A disposizione ci sono 10,5 milioni per il 2020, 17 milioni per il 2021 e 21 milioni per il 2022, oltre i trasferimenti statali. Un aiuto aggiuntivo in vista della riapertura di settembre che si annuncia complicato anche per questo segmento di istruzione.

Gli obiettivi della legge sui servizi 0-6
La Regione Lazio è la prima in Italia ad attuare il decreto legislativo 65/2017 che innova e rivoluziona i servizi educativi 0-6 anni. La legge regionale approvata ieri nasce con l’obiettivo esplicito di contrastare la dispersione scolastica ed educativa, garantendo pari condizioni di accesso e partecipazione ai servizi educativi per le bambine e bambini, senza distinzione alcuna di genere, sesso, etnia, età, disabilità e orientamento religioso delle famiglie, garantendo pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione e gioco.
La nuova normativa non si limita a disciplinare, come le precedenti, l'asilo nido, ma disegna e instaura un vero e proprio sistema integrato di educazione e istruzione per i bambini e le bambine dalla nascita fino ai 6 anni di età

Riconoscimento delle sperimentazioni in atto
Il testo votato dalla Pisana dà copertura legislativa ad esperienze già avviate de facto. I servizi disciplinati sono l'asilo nido, il micro-nido e la sezione primavera. A questi si aggiungono i servizi educativi sperimentali in natura e nei luoghi di lavoro. Vengono inoltre regolamentati una serie di servizi integrativi quali lo spazio gioco, il nido domestico, il centro per bambini e famiglie. Il tutto garantendo finalmente il passaggio dei servizi 0-6 da servizio sociale a domanda individuale a servizio di educazione e istruzione a offerta universale. Una distinzione che non è solo formale visto chel'interesse pubblico dei servizi educativi e si pone l'obiettivo della progressiva gratuità dell'offerta.

Personale qualificato
Per mettere realmente al centro i bambini e assicurare un servizio di qualità la legge parte dal personale. Gli educatori sono le gambe di questa legge e per la prima volta dovranno obbligatoriamente possedere un titolo di studio universitario mentre prima era sufficiente il diploma di “maestra/o d'asilo” o equivalenti titoli di studio secondario. Vengono stabiliti requisiti specifici per ogni operatore coinvolto all'interno dei servizi educativi a partire dal personale ausiliario e addetto alla preparazione pasti. Senza dimenticare la formazione continua in servizio nonché iniziative di aggiornamento, scambio e condivisione di esperienze tra educatori e operatori dei servizi educativi e delle scuole per l’infanzia.

L’attenzione ai bambini con bisogni educativi speciali
Il testo punta espressamente a non escludere nessuno dal servizio. Con un occhio di riguardo per i bambini più in difficoltà. È previsto che i Comuni, nel definire i criteri di accesso ai servizi educativi a offerta pubblica, diano priorità ai casi di disabilità e bisogni educativi speciali, alle famiglie con due o più figli in età di obbligo scolastico, a situazioni di disagio sociale e/o economico della famiglia, attestato dai servizi sociali territoriali.
In quest’ottica va data priorità alla famiglia monoparentale, a particolari condizioni di lavoro dei genitori, alla condizione di detenzione di uno o di entrambi i genitori, alla condizione di orfani di vittime di femminicidio, nonché alle altre situazioni familiari individuate dai municipi, dai consultori, dalle case rifugio, dalle case famiglie o dai centri antiviolenza.

Le risorse in ballo
A disposizione per i servizi 0-6 ci sono 10,5 milioni per il 2020, 17 milioni per il 2021 e 21 milioni per il 2022, oltre i trasferimenti statali. Una dote cospicua come sottolinea anche Eleonora Mattia: «È il più grande investimento educativo realizzato da decenni nella Regione Lazio e sul nostro patrimonio più grande che sono appunto le bambine e i bambini. Tra gli obiettivi, rendere gratuiti i nidi per tutti, far emergere il sommerso e arrivare su tutto il territorio, anche nei Comuni delle aree interne, al target europeo del 33%». Un obiettivo che neanche il Lazio - nonostante sia posizionato meglio della media nazionale (31% contro 24,7%) come confermano le ultime rilevazioni dell’Istat - finora è riuscito a raggiungere.


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