Famiglie e studenti

Se l’insegnate è tirannico commette reato

di Pietro Alessio Palumbo

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Anche se alcuni alunni sono particolarmente vivaci, ribelli o disobbedienti, il potere educativo e disciplinare dell'insegnante deve essere esercitato con moderazione, equilibrio e prudenza senza mai travalicare in trattamenti afflittivi della personalità del minore. Secondo la Corte di Cassazione - sez. VI Penale - sentenza 27 febbraio 2020, numero 7969, integra reato di abuso dei mezzi di correzione e disciplina il comportamento dell'insegnante caratterizzato da metodi dispotici o autoritari, che a tal fine faccia ricorso a forme di violenza verbale soprattutto se rivolta nei confronti degli alunni più fragili, lenti o introversi.

La vicenda
Alcuni bambini di una scuola dell'infanzia manifestavano disagi psico-fisici, come disturbi del sonno, ansia, paura, disturbi alimentari, incontinenza, rifiuto della scuola, pianto, intolleranza ai rimproveri.

Pur dando atto dell'inaffidabilità delle dichiarazioni rese dai minori per la sopravvenuta influenza suggestiva esterna, era emerso che l'insegnante coinvolta mancasse di pazienza nell'interagire con gli alunni, soprattutto con i più delicati, pigri o chiusi, che umiliava verbalmente.

Inoltre l'insegnante sbatteva un martelletto sulla cattedra per imporre l'ordine e il silenzio; urlava e sgridava i bambini con toni di voce molto alti; minacciava i più vivaci e disobbedienti di rinchiuderli in un armadietto. Condannata in prime e seconde cure, l'insegnante adiva la Corte di Cassazione eccependo su tutto l'inattendibilità del racconto dei bambini coinvolti con particolare riguardo alla loro tenera età e all'influenza suggestiva dei genitori.

La decisione
In ambito scolastico, il potere educativo o disciplinare, quale che sia l'intenzione del soggetto attivo, deve sempre essere esercitato con mezzi consentiti e proporzionati alla gravità del comportamento scorretto del minore, senza superare i limiti previsti dall'ordinamento o consistere in trattamenti afflittivi dell'altrui personalità. Dal che integra reato di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina il comportamento dell'insegnante che faccia ricorso a forme di violenza, fisica o morale, sebbene minima ed orientata a scopi educativi.

L'impiego di metodi educativi rigidi o autoritari, basati sul ricorso ad atteggiamenti violenti o costrittivi può rivelarsi pericoloso e talora dannoso per la salute psichica degli alunni. Infatti in tema di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina, la nozione di malattia è più ampia di quelle concernenti l'imputabilità o i fatti di lesione personale, estendendosi fino a comprendere ogni conseguenza rilevante sulla salute psichica del soggetto passivo, dallo stato d'ansia all'insonnia, dalla depressione ai disturbi del carattere e del comportamento. In altre parole se per un verso non possono ritenersi preclusi quegli atti di minima valenza fisica o morale che risultino necessari per rafforzare il divieto educativo di comportamenti pericolosi o dannosi, frutto dell'inconsapevolezza, della sottovalutazione del pericolo, o persino della disobbedienza, oppositiva o insolente del minore, per altro verso integra reato l'uso in funzione correttiva di un mezzo astrattamente lecito, sia esso di natura fisica, psicologica o morale, tuttavia concretamente debordante nell'arbitrarietà o nell'intempestività ovvero nell'eccesso della misura.

Ebbene con riguardo ai bambini il termine correzione va assunto come sinonimo di educazione. E non può ritenersi “educativo” l'uso della violenza verbale finalizzata a scopi disciplinari, in ragione del primato che l'ordinamento attribuisce alla dignità della persona. Anzi, se quest'ultima è un minore, sul piano pedagogico va anche considerato che non può perseguirsi un armonico sviluppo della sua personalità, orientata ai valori dell'equilibrio, del buonsenso e dell'autocontrollo, utilizzando metodologie educative che tali fini contraddicono attraverso il principale strumento didattico: l'esempio (cattivo).


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