Famiglie e studenti

Presidi in rivolta contro il ministero: le indicazioni sulla riapertura a settembre sono inadeguate

di Redazione Scuola

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« La scuola non può partire così, ci deve essere un patto a priori. Altrimenti non la apro, sono pronto anche a manifestare davanti al ministero». Stefano Sacandi, preside del liceo scientifico Primo Levi di Roma, è categorico. «Quello che gira fin qui non è un piano definito, ma una somma di idee e suggerimenti. Non è un'indicazione operativa di lavoro come avvenuto per l'esame di maturità. Per ora è materiale di discussione - dice -. Nel mio istituto a settembre ci saranno 900 alunni, ma ho un 10% spazi in più rispetto al massimo della capienza. Come farò? Ad oggi con le indicazioni di flessibilità, che non sono male dal punto di vista dell'autonomia, non è un problema organizzare qualcosa riducendo il tempo a scuola».

Quel che preoccupa il dirigente è anche la possibile responsabilità dei contagi. «Non ci deve essere questa spada di Damocle - aggiunge - altrimenti sono disposto a non aprirla. Noi non possiamo garantire che non ci sia contagio, farò di tutto perché non avvenga ma la scuola non è un ospedale. Se equiparano un contagio all'errore non va bene».

«Sicuramente la situazione è particolarmente difficile da definire, ma avremmo preferito dei chiarimenti più decisi e degli strumenti per realizzare le soluzioni - spiega Ivana Uras, dirigente del liceo Immanuel Kant nel quartiere romano Centocelle - Capiamo le difficoltà, ma le linee guida sono generali e mancano gli strumenti come più docenti e l'eliminazione delle “classi pollaio”. Se ci fossero più spazi e un aumento di personale le soluzioni si potrebbero trovare. E' facile richiamare l'autonomia delle scuole. Senza strumenti è come dire arrangiatevi». Il liceo classico e linguistico Kant è frequentato da circa 1200 ragazzi.

«Gli spazi all'aperto li abbiamo sempre avuti ma d'inverno con la pioggia come si fa? - aggiunge la preside Uras - Se una classe è composta da 28/30 alunni come facciamo a dimezzarla? La situazione è complessa da definire, però bisogna trovare delle soluzioni e assumersi responsabilità delle scelte. Capiamo la difficoltà ma ci aspettiamo un po' di più. Non si può scaricare così nell'incertezza. Abbiamo bisogno di strumenti».

Mentre il presidente dell'Associazione nazionale presidi del Lazio, Mario Rusconi, sottolinea: «Siamo veramente perplessi perché se le linee guida diventeranno operative si attribuisce quasi completamente alle scuole la ricerca degli spazi esterni e la rimodulazione degli orari senza riconoscere ulteriore personale e modificare il numero di alunni per classe».


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