Famiglie e studenti

Lezioni a piccoli gruppi e scuole aperte di sabato: ecco le istruzioni per riaprire a settembre

di Eugenio Bruno

Classi divise in sottogruppi, lezioni di sabato, ingressi scaglionati e (solo alle superiori) didattica in presenza alternata all’e-learning: sono alcune delle soluzioni organizzative che le scuole potranno prendere, nell’rispetto della loro autonomia, in vista della riapertura di settembre. A prevederlo è la bozza di 18 pagine delle linee guida che la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, dovrebbe condividere con Regioni ed enti locali durante la Conferenza unificata di domani. Un appuntamento molto atteso da un milione di insegnanti e da oltre 8 milioni di studenti, che sperano di sapere sia quando torneranno in classe, sia come.

Allora chiariamolo subito. Se sul primo punto la soluzione appare vicina - con l’avvio il 1° settembre delle attività di recupero per gli alunni promossi “causa pandemia” con una o più insufficienze e solo il 14 settembre delle lezioni vere e proprie - sul secondo aspetto il passaggio di domani sarà per forza di cose interlocutorio. Perché il grosso del lavoro propedeutico alla riapertura delle scuole inizierà nei prossimi giorni. Quando partiranno, come anticipato sul Sole 24 ore di lunedì 22 giugno, i «tavoli regionali» insediati presso gli uffici scolastici territoriali e aperti a sindacati ed enti locali che dovranno individuare le azioni indispensabili caso per caso. Ad esempio organizzando il trasporto scolastico, trovando le soluzioni migliori per gli studenti con disabilità e chiedendo personale aggiuntivo (sotto forma di supplenti) al ministero dell’Istruzione. In parallelo si insedieranno, ove necessario, anche le conferenze di servizi tra dirigenti scolastici e comune o provincia proprietari dello stabile per costruire dei moduli leggeri nei cortili degli istituti scolastici, risolvere gli altri problemi pratici (dagli arredi ai cantieri di “edilizia leggera” da avviare) oppure reperire sul territorio nuovi (e maggiori) spazi da dedicare alla didattica. Sulla base di una ricognizione dei locali attualmente non (o non più) destinati all’attività scolastica. Si pensi a cinema, teatri, parchi, biblioteche, ma anche a scuole chiuse negli ultimi 10 anni per il dimensionamento.

Come detto, la decisione finale sulla soluzione organizzativa più adatta spetterà alle singole scuole nel rispetto della loro autonomia. Alcuni strumenti vengono citati dalle linee guida ministeriali a mo’ di esempio: dall’«articolazione modulare di gruppi di alunni provenienti dalla stessa o da diverse classi» alla «frequenza scolastica su turni differenziati», dall’«estensione del tempo scuola settimanale alla giornata del sabato» alla «fruizione per gli studenti (ma solo delle superiori, ndr) , opportunamente pianificata, di attività didattica in presenza e didattica digitale integrata». Oltre all’ingresso scaglionato che viene suggerito a prescindere dall’ordine e dal grado di istruzione. Materna inclusa dove già oggi l’apertura mattutina varia dalle 7.30 alle 9.00.

Se fossero un vinile le linee guida avrebbero un lato B a cura del Comitato tecnico scientifico (Cts) del ministero della Salute. Su distanziamento di almeno un metro (due nelle palestre) e mascherina obbligatoria dai sei anni in più - fino a nuovo aggiornamento che da viale Trastevere non escludono - fa fede il documento del 28 maggio che, tra l’altro, intimava di restare a casa in presenza di una temperatura corporea superiore a 37,5. Tutte misure già messe in pratica in questi giorni per consentire a mezzo milione di studenti di svolgere l’esame di maturità in presenza.

Per la verità la bozza prevede anche uno scenario alternativo. In caso di recrudescenza del contagio e, dunque, di nuovo lockdown è scritto nero su bianco che si tornerà alla didattica a distanza per tutti. Stavolta però disciplinata nel dettaglio sulla base di indicazioni centralizzate e scelte delle singole scuole formalizzate nel piano per l’offerta formativa. Ma questo è un altro film e per ora, non fosse altro che per ragioni scaramantiche evitiamo di raccontarlo.


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